Raggi affonda le quote rosa: discriminano e offendono le donne

Filtra un po’ di preoccupazione e qualche imbarazzo dalla giunta Raggi all’indomani del no di Salvatore Tutino alla carica di nuovo responsabile dei conti. La scelta di Tutino non era, in effetti, mai stata ufficializzata dalla sindaca Virginia Raggi ma a Palazzo Senatorio in tanti davano il suo nome come quasi certo. Ora, tra i pochi assessori che rispondono al telefono, qualcuno si mostra tranquillo e ottimista, altri un po’ meno. Raggiunto al telefono un assessore risponde categorico: “Preferisco non parlare…”. Un altro chiede di restare anonimo e a chi gli chiede come si fa senza assessore al bilancio, replica: “Una domanda di riserva non c’è? Non mi aspettavo il no di Tutino. Ma si deve imparare che il tiro al piccione con le persone serie non si fa…  Ora quel che preoccupa è l’assestamento di bilancio che va approvato tra non molto. Chi lo fa?”. Un altro assessore, fiducioso, afferma: “Tutino? Ognuno fa le sue scelte. L’assessore al bilancio arriverà presto. Non c’è alcun blocco o paralisi. Le deleghe ce le ha il sindaco, si fa gioco di squadra e si va avanti”.

Virginia Raggi ostenta ottimismo: intanto ha preso lei la delega al Bilancio e in settimana, annuncia, arriveranno i nomi degli assessori. “Ho spacchettato le deleghe come da mia idea iniziale – spiega ancora – perché la riorganizzazione delle partecipate deve essere gestita autonomamente da bilancio e patrimonio”. Ma si può prendere sul serio l’annuncio della sindaca quando proprio oggi Tutino fa riferimento alla lotta tra bande che sta paralizzando il M5S e il Campidoglio?

Non solo: dopo avere rintuzzato come poteva le domande sull’assessore che appare ormai introvabile Virginia Raggi abbatte un altro tabù della politica nostrana: le quote rosa. “Se assicuro che uno dei due assessori sarà donna? Non assicuro nulla. Ancora con le quote rosa? Io punto alla qualità”. E sulle quote esprime un giudizio lapidario: “Le quote rosa nascono per ridurre la discriminazione di genere. Onestamente per me questa legge rappresenta una sorta di recinto in cui si è voluto circoscrivere la presenza femminile, per cui se si rispettano le quote rosa va tutto bene. E’ una legge che nasce per combattere la discriminazione femminile ma diventa ancora più discriminatoria, offende donne e le confina. La parità di genere va promossa nella società ma non attraverso una quota fissa.”