Elezioni per il rinnovo della Duma, Putin va verso l’ennesima vittoria

Domani 18 settembre nella Federazione Russa si vota per il rinnovo della Camera bassa del Parlamento – la Duma – e per le amministrative in 39 consigli regionali e 5.000 consigli comunali. Gli aventi diritto sono 111,6 milioni, compresi i residenti all’estero e i dipendenti del cosmodromo di Baikonur. I seggi sono aperti dalle 8 alle 20 in ciascuno degli 11 fusi orari in cui è divisa la Russia. Le prime a votare saranno le regioni di Chukotka e Kamchatka, dove i seggi apriranno già alle 23 ora di Mosca. Le elezioni per il rinnovo della Duma coinvolgono 85 soggetti della Federazione Russa ovvero 46 regioni, 22 repubbliche, 9 aree speciali, 4 distretti autonomi e 3 città di importanza federale (Mosca, San Pietroburgo e Sebastopoli, in Crimea) e la Regione Autonoma Ebraica di Birobidjan. Gli exit poll verranno trasmessi solo dopo la chiusura dell’ultimo seggio nell’enclave di Kaliningrad, che si trova un’ora indietro rispetto a Mosca. I primi dati sullo spoglio dei voti verranno dalle regioni dell’Oriente Estremo russo per poi risalire verso la capitale. Che con i suoi 7,3 milioni di elettori vale circa il 7% di tutti gli aventi diritto. Intanto la campagna elettorale – in verità tiepida e senza grandi colpi di scena – è ufficialmente conclusa e la Russia si appresta a rinnovare il Parlamento. Russia Unita, il partito creato da Vladimir Putin e guidato dal premier Dmitri Medvedev, stando ai sondaggi dovrebbe dormire sonni tranquilli.

Putin accusa gli Stati Uniti di voler manipolare il voto

Ciononostante il presidente russo, dal Kirghizistan, è tornato a denunciare evidenti tentativi di «manipolare l’opinione pubblica. Nel nostro Paese – ha detto Putin – abbiamo visto che durante la campagna elettorale per le elezioni alla Duma ci sono stati tentativi di manipolare l’opinione pubblica, con riferimenti a questioni sì delicate, ma molto lontane da ciò che interessa veramente a milioni di russi». Una dichiarazione forse indirizzata alla Casa Bianca, che recentemente ha puntato il dito contro la mancanza di democrazia in Russia, con una polemica peraltro neanche molto originale. Lo sforzo delle autorità, ad ogni modo, è adesso concentrato sul regolare svolgimento delle elezioni e nel Paese sono già presenti i rappresentanti dell’Osce che monitoreranno in quanto osservatori internazionali. Tra l’opposizione cosiddetta di sistema, ovvero non ostile a Putin sulle questioni che contano, sembra in ascesa il partito Liberaldemocratico di Vladimir Zhirinovsky (che in realtà non è né democratico né liberale ma cavalca piuttosto nazionalismo, antiamericanismo, antisemitismo e xenofobia). Con il suo slogan “Basta umiliare i russi!” Zhirinovsky sfiora il 14% delle preferenze – dati del Levada Center – e diverrebbe il secondo o il terzo partito della Duma. Zhirinovski, istrionico e rissoso (due anni e mezzo fa si è presentato in parlamento in mimetica accusando gli Usa di aver organizzato a Kiev la rivolta di Maidan), propone di ricreare i confini dell’Urss e loda senza mezzi termini l’annessione della Crimea. In realtà l’unica vera incognita è l’affluenza.