Pescara del Tronto è il paese che non c’è più: resta solo la “porta sul vuoto”

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Due soli segni di vita, e poi solo macerie e morte. Un reportage dell’Ansa descrive passo dopo passo Pescara del Tronto dopo il sisma che ha fatto 43 vittime su un centinaio di abitanti. Non basteranno un gregge di pecore, due cani, qualche gallina, e l’acqua sorgiva della fonte che disseta tutti gli acquedotti del Piceno, per far rinascere il paese, oggi inaccessibile zona rossa. Parlare di ricostruzione è impossibile. Finita l’emergenza, non ci sono più case, solo un “Lego” sbriciolato a due passi dalla faglia che sconfina nel Reatino. Mattoni, scale intere, camini, porte, finestre sono accatastati alla rinfusa. Adesso la “porta sul vuoto”di Pescara del Tronto è la principale tragica “attrazione” del luogo: dà sulla strada e sembra perfetta, in asse col muro che la alloggia. Ma se la apri e fai un passo in più finisci nel nulla.

Pescara del Tronto è un anfiteatro tragico

La casa è sparita, inghiottita a valle, nel lungo pendio, la piccola conca che ha risucchiato Pescara del Tronto: non più case, ma solo macerie, andate giù come in un cumulo di zucchero. Sopra Pescara sul Tronto, pur a una buona distanza dal paese, c’è la lunga skyline, perfetta, di una cava dal colore marrone che rende tutto più surreale. La prima casa sulla curva di ingresso in paese è il biglietto da visita di un abitato che non c’è più: il tetto in cemento, invece, è intatto, ma è completamente scivolato nel costone di sotto, adagiandosi, senza una lesione. Pescara sul Tronto è un anfiteatro tragico: chi ci viveva, osservava la valle da una bella posizione panoramica. Ora si vede una maxi-frana che minaccia la Salaria. E non si riconosce, se non te lo dicono, la chiesa del paese, visibilmente implosa, ora mucchio di sassi e macerie: la ricorda solo una croce di legno posticcia messa dai soccorritori per non perderne la memoria. Sparita anche la casa di tre piani dove il vescovo ha fatto in tempo a dare l’estrema unzione a una vittima. I pochi edifici in piedi e all’apparenza salvi sono trappole mortali. A Pescara del Tronto nessuno può circolare tranne i sopravvissuti, ma solo se accompagnati. «Non riconosciamo dove sono le nostre case», spiegano bene la situazione. Di notte, l’esercito pattuglia quel che rimane delle stradine contro sciacalli e intrusi. Di giorno, un giro nel paese-fantasma è possibile farlo solo in condizioni di massima prudenza e autorizzati. Ogni minima scossa ulteriore può tirare giù muri, pezzi di tetto, comignoli, manufatti. Finirci sotto è un attimo.