La paura di Battisti di essere estradato dal nuovo presidente brasiliano

Le sue sono affermazioni generiche. E, perdipiù, tocca al capo dello Stato brasiliano, decidere se lui, Cesare Battisti, ex-membro dei Proletari Armati per il Comunismo, condannato in Italia all’ergastolo per quattro omicidi compiuti durante gli anni di piombo, possa essere o meno estradato. E’ sulla base di questi elementi che l’ex-terrorista dei Pac si è visto respingere – e certamente non se lo aspettava – dal giudice Luiz Fux del Supremo Tribunale Federale brasiliano, il suo più recente ricorso presentato per evitare di essere estradato in Italia. Soprattutto ora che non c’è più, a proteggere la dorata latitanza del criminale di sinistra, l’ex-presidente Lula, travolto dallo scandalo delle tangenti, e neanche la sua protegé, Dilma Vana Rousseff Linhares, anch’essa in gravissime difficoltà con la giustizia del suo paese.
Per il tramite dei suoi legali, forse anche intuendo che l’aria sta cambiando a quelle latitudini, vista la destituzione e il pubblico processo subito dall’ex-presidente Dilma Rousseff un mese fa,  Battisti ha presentato ai giudici della Corte suprema brasiliana il suo ricorso fondato sul cosiddetto “habeas corpus” per evitare una probabile estradizione dell’ex-terrorista in Italia.
Nel corpo legislativo anglosassone l’habeas corpus è il diritto che regola il principio fondamentale che tutela l’inviolabilità della persona ma, anche,  il conseguente diritto dell’arrestato di conoscere la causa del suo arresto e di vederla convalidata da una decisione del magistrato.
Secondo gli avvocati dell’ex-membro dei Proletari armati per il comunismo, esiste il «timore che l’attuale governo brasiliano, per conto proprio o tramite specifica richiesta dello Stato italiano, riveda la decisione presa anteriormente dal precedente capo dell’esecutivo» nel senso contrario all’estradizione.
Condannato all’ergastolo in via definitiva per quattro omicidi commessi durante gli anni di piombo, Battisti, 61 anni, aveva ottenuto lo status di rifugiato politico in Brasile dall’ex-presidente Lula il 31 dicembre del 2010, ultimo giorno del suo secondo mandato. Battisti si sentiva garantito anche dall’ex-marxista Dilma Rousseff, delfina di Lula, fino a quando la donna non è stata spazzata via, pochi giorni fa, dalle polemiche e sulla sua poltrona di presidente del Brasile si è seduto il suo ex-collaboratore Michel Miguel Elias Temer Lulia. Che potrebbe dare corso all’estradizione di Battisti.