Parla Fetullah Gulen: “Erdogan vuole torturarmi e poi uccidermi”

Dalla sua residenza di Saylorsburg, in Pennsylvania, Muhammed Fethuilah Gulen, predicatore e insegnante di Hanan e fondatore dei movimenti Hizmet e «Alliance for Shared Value», si rivolge a Italia ed Europa sulla situazione nel proprio Paese. Erdogan dalle Nazioni Unite ha rivolto un appello per un’azione globale contro la rete terroristica di cui l’accusa dì essere il capo. E ha chiesto agli Stati Uniti di smettere di darle accoglienza, spiega a “la Stampa“.

“Il Sultano vuole farmi estradare per torturarmi e poi uccidermi”

E’ preoccupato? «Gli Stati Uniti hanno una tradizione democratica forte e grande rispetto dello stato di diritto. Non credo che agiranno andando contro questi valori solo perché il presidente turco è così ostinato su questo punto. Il governo Usa ha ripetuto più volte che saranno seguite le procedure nel rispetto della legge e io sono fiducioso». Cosa ha in mente Erdogan chiedendo la sua estradizione? «Da una parte vuole far passare il messaggio che io e Hizmet siamo burattini manovrati da America, Cia, Mossad, Israele e altre potenze straniere. E usa il rifiuto degli Usa a cedere alle sue richieste irrazionali come una prova delle sue stesse calunnie. Se ottenesse quello che chiede, ne farebbe uno strumento per umiliarmi e probabilmente per torturarmi e uccidermi. Trasformandola in una lezione da cui devono trarre esempio tutti coloro che appartengono alla società civile turca».

Gulen confida “nello stato di diritto USA”

Come giudica i tentativi di normalizzazione dei rapporti tra Ankara e Mosca? «A causa delle sue politiche miopi, la Turchia si ritrova isolata. Le posizioni assunte su dossier come Siria, Iraq e Africa del nord altro non hanno fatto che creare risentimento verso Ankara. L’ex primo ministro a un certo punto ha chiamato tutto questo un “prezioso isolamento”. A questo punto non hanno molte altre opzioni, non ci sono molti Stati che attendono Erdogan a braccia aperte, per questo le prove di dialogo con la Russia sono una scelta pragmatica. Il Cremlino è saggio abbastanza per non farsi ingannare dal cambio di registro di Erdogan. La Turchia ha legami storici, economici e militari con l’Occidente e non credo possa cambiare posi zione tanto facilmente».