Parisi apre la Convention di Milano: “Qui per costruire piattaforma nuova”

“Siamo qui per costruire una piattaforma nuova”: Stefano Parisi apre la sua Convention di Milano e sceglie per sé l’abito dell’uomo del fare. “Vogliamo cambiare il clima – spiega il manager ad una platea attenta e curiosa – , vogliamo che la gente non voti più ‘contro’ qualcosa ma ‘per qualcosa’. Basta clima d’odio, bisogna riportare la gente vicino alla politica perchè il clima di odio allontana le persone della urne”. Insomma, in attesa del discorso programmatito previsto a chiusura della kermesse meneghina, Stefano Parisi ha – da subito – voluto chiarire gli aspetti salienti della sua discesa in campo. Campo del centrodestra, ovviamente. “Vogliamo che ci sia un’alternativa e non che la scelta sia tra Renzi o il caos – attacca l’imprenditore –  vogliamo creare un’alternativa di governo liberale, affidabile e forte che sia un grado di dare soluzioni programmatiche all’Italia“. Un intervento che traccia un percorso: percorso che, a volte, sembra ricalcare quello della mitica discesa in campo di Silvio Berlusconi. Paragone che non appare blasfemo perchè il discorso d’apertura è tutto incentrato sulla proposta, sul fare per l’appunto: “Oggi nasce una comunità politica nuova – sottolinea Parisi – che non è contro i partiti, ma dà un contributo ai partiti e sta dentro il centrodestra e deve essere integrata in quest’area. Il centrodestra ha perso milioni di voti ed il fatto che lo abbia fatto è perché serve ricostruire dei rapporti di fiducia, ma non serve solo un lavoro autoreferenziale, la politica se si apre ha possibilità di crescere, se si chiude rischia di perdere”. La promessa di Parisi è agire. E per questo avverte: “Oggi e domani toccheremo solo alcuni temi, gireremo l’Italia per fare confronti ed analisi anche con il contributo dei partiti”. Quanto agli altri, niente dubbi nè commistioni. Parisi è tranciante e ironico sul Ms5:”Mi sembra che dove governano fanno un po’ di confusione. Hanno bisogno di capire cos’è una realtà complessa come l’economia di un grande paese come l’Italia, serve professionalità e non nuovismo. Non c’è uno vale uno ma ci sono persone e idee e proposte, non siamo tutti uguali”. E, per concludere, chiama Renzi alla prova della coerenza: “Lo ha detto Renzi stesso e io questa cosa l’ho detta tante volte in televisione: deve dimettersi, lo ha detto lui. Credo che una delle cose più importanti della politica è almeno la coerenza nelle cose che si annunciano. Ha detto che se vince il no si dimetterà e se è coerente lo farà”.