Parisi alla convention azzurra: «Nel futuro vedo una squadra, non un leader»

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«Nel nostro futuro non ci sarà un leader, ma una squadra. Dobbiamo pensare ad una squadra, guardate Renzi che è solo e non si fida di nessuno a meno che non sia di Firenze. Non c’è un leader mediatico che risolve tutto, Berlusconi ha creato un consenso straordinario non c’è un altro Berlusconi, bisogna avere Berlusconi alle spalle ma avere una squadra», ha affermato Stefano Parisi alla convention di Forza Italia in corso a Fiuggi. «Non sono un tecnico prestato alla politica, sono un politico che vuole portare il suo contributo. Io voglio dare un contributo. Il centrodestra ha perso molti consensi nel Paese», ha aggiunto. «La politica che ha paura delle aperture è condannata a perdersi, la cosa importante è questa. Io questo cerco di fare rispetto ai fondamentali del ’94 quando io ero con Berlusconi a Palazzo Chigi. I contenuti di allora, quei fondamentali sono i nostri ed oggi devono essere aggiornati. Io credo che quello che noi dobbiamo fare è riflettere e fornire delle soluzioni partendo dalle radici di un movimento che deve essere liberale ma popolare», ha detto ancora, aggiungendo: «Non basta dire basta Renzi e poi più nulla ma noi dobbiamo offrire un’ alternativa altrimenti con il solo “basta Renzi” si finisce nelle mani di Di Maio e di questi inesperti populisti e pericolosi. Dobbiamo essere in grado di tornare a parlare alle persone e alle comunità». Parisi ha anche precisato: «Non ho invitato nessuno alla mia convention ma chi vuole venire può farlo, siete tutti benvoluti. Non si tratta di una cosa contro la politica ma parleranno persone non politiche. Si tratta di un percorso che avvieremo, è un contributo che voglio dare. Dobbiamo prima costruire un movimento liberale e poi confrontarci con alleati». Il senatore Maurizio Gasparri ha commentato: «Parlare di un rinnovamento che valorizzi le esperienze in campo, ragionare in termini di squadra e non di singoli protagonisti come ha fatto Parisi nel suo intervento mi sembra un modo realistico per procedere in maniera unitaria e positiva, smentendo quelli che vorrebbero, attraverso i giornali, alimentare litigi in FI. Un partito che deve tornare ad essere tutto unito la locomotiva del centrodestra, per una rivincita mentre Renzi si sgonfia e i grillini fanno flop».

Apprezzamenti ma anche critiche per Parisi: Toti: timidino….

Da parte sua il senatore Altero Matteoli ha detto: «Che serva una squadra e non la ricerca a tutti i costi di un leader lo sostengo da sempre. Il leader, peraltro, ce l’abbiamo e dobbiamo aiutarlo tutti, vecchi e nuovi, a governare e rilanciare il partito per ritornare a guidare l’Italia. Non possiamo lasciarla a Renzi che ha già fallito né ai Cinque Stelle che sono inaffidabili. Se lo pensa anche Parisi – aggiunge Matteoli – ne prendiamo atto. Da chi, come lui, è desideroso di dare un contributo a Forza Italia, ci aspettiamo anche idee e contenuti innovativi sulle cose da fare per il Paese, che finora latitano». Chi le idee sembra averle chiare è il governatore della Liguria Giovanni Toti: «Bisogna costruire un centrodestra che riesca a governare questo Paese. Non conta chi sta con chi e in tutta franchezza e ho trovato stucchevole il dibattito estivo. Ragioniamo seriamente, il centrodestra ha cominciato un percorso di rinnovamento. Da Salvini e Meloni, dai quei numeri, bisogna ripartire, anche la politica ce lo impone, quel centrodestra ha dimostrato di saper vincere come in Liguria, Veneto e Lombardia con quella formula Fi è il primo partito a Milano. Quella formula va tarata è solo l’inizio però un vento di rinnovamento sta iniziando a soffiare nel centrodestra. Io non voglio nemici a destra, voglio che la destra sia parte di quel grande centrodestra che noi continuiamo a costruire. Al prossimo giro ci vogliamo presentare come partitelli o vogliamo costruire un qualcosa, una federazione, in tutti si sentano a casa? Un contenitore chiaro con regole, democrazia e capacità di proposta, chi vuole deve poter entrare e di valorizzazione delle risorse interne». Ma poi ha concluso: «Mi pare che la strategia sia un po’ timidina. Quello che dobbiamo capire è che cosa sia il centrodestra. Gli elettori non capiscono questo gioco delle figurine di chi sta con chi e per fare cosa. Mi sembra un discorso un po’ autoreferenziale. A me non spaventa il dibattito sui nuovi schieramenti o sulle forme di partito ma dobbiamo stabilire le regole per stare insieme. Allargare il contenitore va bene, ma troviamo insieme le regole con cui si costruisce la casa».