New York, donna aggredisce 2 madri con il velo: «Qui siamo negli Usa!»

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Non solo burkini: oggi l’oggetto della discordia torna ad essere il velo islamico. Da Tolone a New York: i segni di una convivenza impossibile. Dopo l’aggressione subita da due donne e dai loro rispettivi mariti in Francia, dove la sharia sembra essere veementemente applicata al di là delle norme culturali e istituzionali “teoricamente” in vigore oltralpe. Dopo la provocazione roservate alle donne islamiche e rivolta dalla conduttrrice di un programma francese, che ha barattato teoricamente la concessione della nazionalità in cambio dell’esposizone a seno nudo delle richiedenti asilo di fede coranica, dall’altra parte dell’oceano, nella Grande Mela, è accaduto il contrario: e in rigurgito di spirito nazionalistico, in nome di un patriottismo sempre più rinnegato dalle ecumeniche leggi sull’accoglienza, una donna ha aggredito due madri che indossavano il velo e i loro bambini mentre passeggiavano per le strade di Brooklyn.

Velo islamico, a New York una donna aggredisce due musulmane

Un segno dei tempi. Di più: il chiaro sintomo di una reazione fin qui implosa di fronte a una forma di egemonizzazione culturale che rigetta i prinicipi dell’integrazione e impone costumi e ideologia “altri” in una quotidianità che – per storia e tradizioni – viene di fatto oltraggiata e rinnegata nelle piccole e grandi cose che la definiscono: velo, burkini, shorts e pettinature inclusi. E così, dalla Francia agli Stati Uniti, da tutto il mondo arrivano i drammatici segnali di un progressivo fallimento dell’idea di integrazione: un modello, quello del multiculturalismo, che sta pericolosamente rivelando crepe strutturali fin nelle fondamenta dei suoi assiomi costitutivi. E allora, tanto per venire all’ultimo episodio rimbalzato sulle cronache mondiali grazie alla Cnn, che ha citato la polizia che ha arrestato la donna protagonista del simbolico – quanto aggressivo – gesto, da New York si è appreso che Emirjeta Xhelili, di 32 anni, avrebbe cercato di strappare l’hijab dalla testa delle due incolpevoli musulmane, colpendole al viso e al corpo al grido di insulti e di un “esortativo” «qui siamo negli Stati Uniti, non dovete essere diverse», non dovete indossare obbligatoriamente il velo, coprirvi integralmente, rinnegare anche solo a vista i costumi diel Paese che vi accoglie e ospita.

Non solo velo e burkini: ecco i segni di una convivenza difficile

Un gesto decisamente estremo, segno di una insofferenza evidentemente maturata nel tempo e degenerata appena 48 ore fa nell’aggressività, fisica e verbale, che la donna ha colpevolmente esteso anche ai due bambini di 11 e 15 mesi che erano in passeggino, rovesciandone uno e scuotendo l’altro. Nessuno è rimasto ferito in modo grave, per fortuna: ma certo la cicatrice che l’episodio evidenza e lascia, nelle crepe di un terreno sociale sempre più sdrucciolevole, continuerà a sanguinare ancora a lungo. Specie per i sintomi di sofferenza e rabbia che dununcia, e per la mancanza di cura che un’integrazione ormai sempre più difficile e lontana da raggiungere registra. L’attacco è avvenuto giovedì e venerdì la procura ha descritto quanto avvenuto come un crimine di odio accusando Xhelili di aggressione, condotta pericolosa con un bambino e molestie. Il consiglio per le relazioni islamiche di New York ha insistito con la procura di Brooklyn affinché quanto avvenuto «venga punito severamente per mandare il messaggio che i crimini motivati dall’odio contro gruppi di minoranza non vengono tollerati».

E negli Stati Uniti, alla vigilia dell’11 settembre…

Non solo: il consiglio ha anche invitato le moschee e le istituzioni islamiche ad aumentare la vigilanza in occasione dell’anniversario dell’11/9 che «qualcuno potrebbe usare come scusa per attaccare i musulmani americani». E se Tolone ha dimostrato come giovani di fede islamica e dall’aggressività integralista vorrebbero imporci come si debbano vestire le donne a casa nostra – e non con il dialogo o il confronto, ma con la violenza fisica – minando nelle fondamenta le basi dell’occidente cristiano, New York in particolare testimonia anche come, a 15 anni dalla tragica ricorrenza dell’attentato alle Twin Towers dell’11 settembre, l’America del melting pot si ritrovi a fare i conti con l’Islam della porta accanto…