Napolitano prende per mano Renzi: «Se resta l’Italicum vai a sbattere»

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Colpisce che tra le tante critiche mosse alla copiosa intervista rilasciata dal presidente emerito Giorgio Napolitano al direttore di Repubblica, Mario Calabresi, manchi la più fondata: l’aver egli caldeggiato la modifica dell’Italicum, la legge elettorale voluta da Renzi e ora attesa dal vaglio della Corte Costituzionale previsto per il prossimo 4 ottobre, con motivazioni che non dovrebbero trovare diritto di cittadinanza in una vera democrazia. Eccole: «…rispetto a due anni fa lo scenario politico risulta mutato in Italia come in Europa. Ci sono nuovi partiti, alcuni dei quali in forte ascesa che hanno rotto il gioco di governo tra due schieramenti, con il rischio che vada al ballottaggio previsto dall’Italicum e vinca chi al primo turno ha ricevuto una base troppo scarsa di legittimazione popolare. Si rischia di consegnare il 54% dei seggi a chi al primo turno ha preso molto del 40% dei voti. Ritengo che questi e altri aspetti dell’Italicum meritino di essere riconsiderati».

Lunga intervista di Napolitano a Repubblica

Ben detto, ma l’Italicum è così da almeno un anno. Evidentemente, prima a Napolitano stava bene perché la vittoria di Renzi appariva scontata. Altro che «ben detto», allora. Qui siamo all’impudicizia politica. Difetta persino quella feconda ipocrisia che in un passato neppure troppo lontano riusciva almeno a salvare la forma. Napolitano ha tenuto a battesimo tre governi – Monti, Letta e ora Renzi – nessuno dei quali frutto della volontà popolare ma tutti giustificati in nome di concetti come «emergenza», «stabilità», «mercati». Alla luce della sua intervista, ci permettiamo di suggerirgli di inserire nella sua black list anche la parola «ballottaggio». Ironie a parte, ci chiediamo a quale idea della democrazia si ispiri chi, come Napolitano, chiede di modificare le regole del gioco perché queste ora rischiano di favorire altri.

Ma solo un anno fa diceva: «Non si può ricominciare da capo»

Non è una nostra cattiveria. Basta scorrere le agenzie di poco più di un anno fa per convincersene: è il 14 aprile del 2015 quando Napolitano annuncia al Senato il proprio voto favorevole al nuovo sistema elettorale. Lo fa utilizzando le stesse parole da lui pronunciate il 17 dicembre dell’anno prima, in occasione del suo ultimo discorso da Capo dello Stato: «Non si può tornare indietro e disfare quello che è stato faticosamente costruito, elaborato, discusso in questi mesi. Guai se si piomba in un “ricominciamo da capo”». Esattamente quel propone ora. Nel merito va pure bene, ma sarebbe ora che di questo repentino voltafaccia rendesse conto al popolo sovrano. Già, perché – almeno sulla Carta – il popolo è ancora sovrano.