Napolitano parla delle «manovre ostili» contro Berlusconi. Proprio lui…

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Ora lo dice anche Giorgio Napolitano: nel 2011 vi furono «manovre ostili» contro il governo italiano, quello di Silvio Berlusconi. Affermazioni sorprendenti? Mica tanto, perché il presidente emerito della Repubblica si riferisce solo alla nomina di Mario Draghi alla Bce e, soprattutto, continua a non dire quale e quanta parte ebbe lui in quelle manovre. E, anzi, insiste nell’indossare una veste dolente e immacolata, nonostante ormai da tempo sia stato reso pubblico il suo ruolo in quel vero e proprio «intrigo internazionale».

Le parole del presidente emerito

«Quella qualità si impose nonostante difficoltà e manovre ostili», ha detto Napolitano parlando della nomina di Draghi, in occasione del “Premio Alcide De Gasperi – Costruttori d’Europa”, assegnato al presidente della Bce a Trento. «Ma non fu semplice raggiungere il risultato, se solo si pensa – ha aggiunto ancora Napolitano – a come fosse scaduto il livello di credibilità e autorevolezza internazionale dell’Italia di governo nel pieno di quel 2011, che tanto mi preoccupò e mi impegnò nel ruolo che allora esercitavo».

Il braccio di ferro per la nomina di Draghi

Quali fossero le manovre ostili intorno alla nomina di Draghi è stato di pubblico dominio da subito: la Francia di Nicolas Sarkozy fece resistenza lamentando che nel board della Bce, in quel momento guidata dal francese Jean-Claude Trichet, l’Italia era già rappresentata da Lorenzo Bini Smaghi. Ne seguì un lungo braccio di ferro che rischiò di far saltare la nomina dell’allora presidente di Bankitalia.

L’«intrigo internazionale» e il ruolo di Napolitano

Ma in quello stesso periodo altre manovre ostili erano in atto, e portarono alla sostituzione di Silvio Berlusconi con Mario Monti. Giorgio Napolitano fu subito indicato come regista. Tutti sapevano, ma l’accusa al presidente della Repubblica era niente più di un’illazione. Era, finché allo stesso Monti non scappò la rivelazione di contatti con Napolitano avviati mesi prima della sua nomina, proprio in vista della defenestrazione di Berlusconi. E finché l’allora presidente della Commissione europea Manuel Barroso e il socialista ex presidente spagnolo José Luis Zapatero non hanno confermato al giornalista americano Alan Friedman (che li ha intervistati per la biografia di Berlusconi My Way) che non si trattava solo di rumors, ma di vicende di cui erano stati testimoni diretti e nelle quali avevano avuto parte anche altri governi europei. «Un intrigo internazionale», appunto, sul quale da parte di Napolitano sarebbe apprezzabile almeno il silenzio.