Merkel ammette la sconfitta: “E’ colpa mia”. E cambia linea sui migranti

Dopo il disastro a Berlino, Angela Merkel afferra il messaggio e cambia tono: al posto della fisica, quale la cancelliera è, ha fatto parlare la «Mutti», l’incarnazione materna dei bei tempi andati quando la Merkel godeva di indici di popolarità da sogno attorno al 70%. In una conferenza stampa ieri, ha ammesso una sua responsabilità nella batosta incassata dalla Cdu al voto domenica nel Land, ha toccato la corda dei sentimenti, dismesso il linguaggio arido del laboratorio e usato per una volta quello delle emozioni. Ma si è anche mostrata lucida e determinata, ovvero, ha fatto capire, la “cancelliera sono io e intendo anche rimanerlo”, si legge su “il Mattino“.

Il tracollo di Berlino, mea culpa di Merkel

Per certe persone, come quelle che «urlano sempre “la Merkel se ne deve andare”, i fatti non contano, contano solo le emozioni» e allora «anch’io voglio mostrareimieisentimenti», haspiegato forse ricordandosi una massima dello storico leader bavarese (e ex sfidante alla cancelleria), Edmund Stoiber: «in politica – disse – i sentimenti sono fatti». La cancelliera ha sottolineato di essere assolutamente certa che da questa «difficile fase ne usciremo alla fine meglio di come vi siamo entrati». Nella sostanza le parole non si discostano dalla sua celebre frase “wir schaffen das” (ce la facciamo), che le si è ritorta contro sui profughi, ma suonano come una relativizzazione. La frase non la ripete più volentieri, ha detto, è diventata una formula vuota.

Basta migranti: svolta della Merkel

La Merkel ha anche promesso che l’afflusso record di migranti nel 2015 (1,1 milioni), che ha tanto spaventato i tedeschi, non si ripeterà. La sua politica ha pesato sul voto a Berlino «ma non solo» e comunque lei non fugge dalla sua responsabilità, si assume la sua parte e vuole cominciare con lo spiegare meglio di quanto fatto finora la sua politica. Anche con la gemella bavarese Csu, che la attacca sui profughi, ha fatto capire che vuole un chiarimento per marciare unite verso la scadenza delle legislative nel 2017, ma alla richiesta di un tetto massimo di 200.000 profughi l’anno continua a dire no. Le elezioni a Berlino erano le ultime di cinque regionali quest’anno in Germania chiusesi più o meno tutte male per la Cdu.