Meglio tardi che mai, “mea culpa” di Hillary: «Sulla guerra in Iraq sbagliai»…

Ormai al rush finale, nella corsa per la Casa Bianca i candidati in lizza sparano gli ultimi colpi: e Trump, vs Hillary, ha buon gioco nel colpire nel segno. Facile, del resto, mirare al fianco debole: quello sempre più nel mirino. Quello mostrato nel periodo in cui la ex first lady rivestiva l’ambìto ruolo di segretario di Stato.

Trump, «Pubblico i miei redditi quando Hillary pubblica le sue mail»

Indice puntato contro l’aspirante presidentessa Usa, da parte di Donald Trump in primis, che lancia l’ultima provocatoria sfida a Hillary Clinton nella corsa alla Casa Bianca: «Diffonderò la mia dichiarazione dei redditi se Hillary diffonderà tutte le sue email di quando era segretario di stato». Il tycoon newyorkese, vera spina nel fianco sempre più offeso della competitor in gonnella, lo ha promesso in una intervista tv rispondendo al giornalista che lo incalzava sul suo tax return. Già, perché i media a stelle e strisce continuano ad infierire sul candidato repubblicano – a due mesi dall’appuntamento elettorale attaccato anche da una perenne fronda interna al suo stesso partito – guardando la pagliuzza nell’occhio del miliardario americano piuttosto che la trave che troneggia in quello della rivale Hillary.

Hillary Clinton con le spalle al muro sulla Nbc

Hillary Clinton che è tornata a difendersi dai dubbi e dai sospetti che accompagnano, ormai incessantemente, l’email-gate. Così, intervenendo ad un forum della Nbc sulle doti del commander in chief, la candidata democratica ha ribadito di non aver mai ricevuto sulla sua mail privata, quando era segretario di Stato; materiale classificato, riguardo al quale ha precisato la denominazione adottata  – generalmente dalla dicitura top secret – diversa dal marchio “C” riservato ad “altro”. Poi, con le spalle al muro, in salvataggio proprio in zona Cesarini, Hillary sullo scottante argomento ha dovuto ammettere che alcuni messaggi si riferivano sì al programma segreto dei droni, ma sottolineando a riguardo che non c’erano discussioni in merito ad “azioni coperte”. In calcio d’angolo, però, tra le email private dell’allora segretario di stato Hillary Clinton, il forum della Nbc e la sua protagonista d’eccezione fanno spuntare una mail a suo favore, diffusa poi a stretto giro dai democratici: quella in cui il suo predecessore Colin Powell, al quale Hillary aveva chiesto consigli, le descrive il suo uso di un personal computer all’inizio del suo incarico per gestire anche l’attività istituzionale, compresi i rapporti diretti con leader stranieri, «senza passare per i server del dipartimento di Stato». Evitando così possibili controlli. Powell, che lavorò con George W Bush, consigliò però a Hillary di essere «molto prudente» con il Blackberry, ammonendola che tutte le comunicazioni correvano il rischio di diventare pubbliche.

 Mea culpa di Hillary: «Sulla guerra in Iraq ho sbagliato»

E non è ancora tutto: sempre nel forum tv della Nbc intitolato Commander in chief, Hillary Clinton è stata interpellata in merito alle sue opinabili scelte compoiute nel periodo della guerra in Iraq. Contesto riguardo il quale l’ex first lady ha aggirato l’ostacolo facendo mea culpa e ribadendo che il suo voto come senatore a favore del conflitto iracheno nel 2002 è stato «un errore da cui imparare». Per questo, la Clinton ha promesso che le truppe di terra Usa non saranno mandate nuovamente in Iraq, escludendo questa ipotesi anche per la Siria. Hillary si è detta poi, invece, affatto pentita di aver caldeggiato l’intervento in Libia, ricordando che pure Trump era a favore di quella decisione. L’ex segretario di Stato, infine, ha respinto l’etichetta di “Falco” affibbiatole in materia di politica estera, sostenendo di vedere la forza come «ultima risorsa, non come prima scelta». Sarà…