Mattarella alza la voce con gli Usa, ma il vero “golpe” viene dai poteri forti

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Il presidente Mattarella alza la voce con l’ambasciatore Usa ricordando che la sovranità appartiene al popolo. «Il mondo si è molto interconnesso: quindi ogni avvenimento che avviene in un paese importante, e l’Italia è un paese importante, è seguito con attenzione anche all’estero. Naturalmente questa considerazione non muta in nulla il fatto che la sovranità sia demandata agli elettori». Così ha detto Mattarella rispondendo alla domanda di un giornalista nel corso della sua visita a Sofia.
Giusto e opportuno l’intervento di Mattarella , anche alla luce delle dichiarazioni che si sono levate dal mondo politico italiano dopo l’auspicio di una vittoria del Sì espresso dall’ambasciatore John Phillips. S’è trattato certo di un’uscita improvvida e maldestra, ma non sono venute dal diplomatico Usa le parole più inquietanti a proposito del referendum in Italia. A preoccupare (e a indignare) seriamente dovrebbe essere la minaccia venuta da Fitch nelle stesse ore in cui l’ambasciatore Phillips entrava a gamba tesa nel dibattito italiano: «Se ci fosse un voto “no”, lo vedremmo come uno shock negativo per l’economia e il merito di credito italiano». Così si è espresso Edward Parker, responsabile rating sovrani per Europa Medio Oriente di Fitch. I poteri forti paventano una revisione in negativo del rating dell’Italia nel caso di una bocciatura da parte degli elettori della riforma Renzi- Boschi. È questa l’ingerenza più grave, un vero e proprio tentativo  di “golpe” , soft e in guanti bianchi.

È su questo inquietante intervento che la politica italiana dovrebbe far sentire con più forza la sua voce. E forse anche a questo si  è riferito Mattarella quando ha parlato di “sovranità”. Evidentemente i poteri forti della finanza globale hanno un particolare interesse a una Italia sempre più allineata con il pensiero unico. E non c’è dubbio che oggi, in Italia, il punto di riferimento di questi poteri sia proprio Matteo Renzi. Quanto alle parole dell’ambasciatore, è noto che gli Usa, se vogliono, possono utilizzare strumenti ben più sofisticati delle dichiarazioni di un diplomatico. Certe uscite si rivelano quasi sempre un boomerang.