Maestre di Partinico arrestate: chi ha sbagliato non deve più insegnare

L’arresto delle tre maestre di Partinico riapre dolorosamente il dibattito sulla scuola, sempre più spesso teatro dell’assurdo e specchio cinematografico dell’orrore. Come altro definire, del resto, aule in cui si vivono quotidianamente ansia e paura, mortificazione fisica e psicologica, violenza e coercizione? Già, perché questa è l’immagine della scuola che ci rimanda la cronaca degli ultimi anni. Un’immagine rimbalzata ormai quasi all’ordine del giorno grazie alle telecamere nascoste dalle forze dell’ordine nei vari asili e istituti elementari del Belpaese, ad ogni tg di qualunque rete tv, in ogni post pubblicato su Internet. Un’immagine che rivela ombre, getta discredito, genera insicurezza e alimenta il dubbio che possa capitare anche a noi, a chiunque di noi, che il proprio figlio o la propria figlia possa finire nelle grinfie dell’ultimo “educatore” manesco e pericoloso. E allora, da Bologna a Partinico, il quadro cambia poco: se non per il particolare che l’isitituto siciliano è giusto l’ultimo “teatro dell’assurdo” rimbalzato al disonore della cronaca nazionale a causa delle tre maestre arrestate ormai 24 ore fa per maltrattamenti sui minori, compreso un alunno disabile…

Le maestre di Partinico arrestate: solo l’ultimo, drammatico caso…

Tante le reazioni. Inesauribile l’ondata di indignazione e rabbia: a partire dal dolore dei genitori coinvolti direttamente nel caso di Partinico; a partire, per esempio, dallo strazio della mamma dell’alunno disabile picchiato dalla insegnanti della scuola vicino Palermo, che tra ira e dolore ha dichiarato: ««Ho visto il video dell’insegnante che picchiava mio figlio indifeso. Lui non poteva reagire e subiva tutti quei colpi. Da madre è stato terribile. Questa persona non dovrebbe stare ai domiciliari, ma marcire in galera», ribadendo tra le lacrime la sua totale determinazione a battersi «per fare installare le telecamere in tutta la scuola… Mio figlio da un mese ad un altro è diventato irascibile. Aggressivo. Cose che non aveva mai fatto. L’hanno precedente è andato tutto bene. Purtroppo ogni anno cambiano insegnanti ed è sempre una scoperta. Non c’è nessuna continuità educativa. Chiederò giustizia e non mi fermerò». E neppure loro, le maestre della scuola di Partinico, si sono mai fermate di fronte a un piccolo indifeso, davanti a quelle mani alzate a proteggersi il volto. E giù con minacce, parolacce, insulti, schiaffi e pizzichi. Le ore di lezione per i bambini della seconda elementare di quella scuola di quel paese della provincia di Palermo, erano diventate un incubo. Con tre maestre, una delle quali di sostegno, che ben lontane dallo svolgere il ruolo di educatrici, terrorizzavano la classe prendendo di mira alcuni alunni: compreso un bambino disabile appunto. Per le insegnanti, indagate per maltrattamenti aggravati, il gip, accogliendo la richiesta della Procura ha disposto gli arresti domiciliari. L’inchiesta, condotta dalla Guardia di Finanza, è nata dalla denuncia dei genitori di una delle alunne che, turbati dai racconti della figlia, hanno deciso di rivolgersi alle Fiamme Gialle. La bambina, quasi quotidianamente, tornando da scuola riferiva alla famiglia le scene violente a cui aveva assistito durante le lezioni.

Ecco come le maestre di Partinico terrorizzavano gli alunni

Protagonisti le tre insegnanti, una di italiano, una di scienze e una di sostegno, che per mesi hanno umiliato, picchiato, offeso cinque ragazzini. «Ti faccio piangere», «nelle mani te li do», urlavano alle loro vittime non sapendo di essere riprese dalle telecamere piazzate dalla Finanza dopo la denuncia dei due genitori. E le immagini riprese non hanno fatto altro che confermare i racconti riportati dalla bimba ai genitori. Tra i bersagli “preferiti” delle tre insegnanti c’era un bimbo disabile costretto sulla sedia a rotelle. Senza alcun motivo il ragazzino indifeso veniva picchiato, preso a schiaffi, insultato. Le immagini registrate riprendono le maestre mentre lo pizzicano, gli strappano con violenza di mano il quaderno, lo tirano per il cappuccio mentre cerca di sedersi sulla sedia a rotelle. Lui piange di dolore, urla. Loro lo lasciano a terra, con i piedi spostano gli oggetti che gli sono caduti. E le urla e i lamenti dei piccoli alunni sono la colonna sonora di tutte le intercettazioni ambientali. Un maschietto, chiamato alla cattedra, viene preso a schiaffi in faccia, si sente il rumore della percossa nitidamente. «Non si può toccare», dice una maestra dopo averlo schiaffeggiato alludendo al fatto che il piccolo è sporco. Poi si pulisce le mani col fazzoletto. Nel rimproverare e insultare gli alunni le insegnanti usano un linguaggio volgare, certo non consono al loro ruolo di educatrici, parlano in dialetto stretto. E gli studenti sono impauriti, tesi. La bambina che ha raccontato ai genitori degli abusi, tornata da scuola, aveva comportamenti molto aggressivi durante il gioco: altra spia del clima che si respirava in classe. «Un episodio gravissimo per il quale i responsabili saranno ora chiamati a risarcire i danni prodotti», ha commentato il Codacons. E non solo…

Il sottosegreatrio Faraone: «Chi ha sbagliato non deve più insegnare»

Non solo il Codacons, appunto: è un fiume in piena anche il Sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone, che commentando l’arresto delle tre maestre della scuola elementare di Partinico (Pa), accusate di maltrattamenti nei confronti degli alunni, ha ribadito con forza: «È inaccettabile che la scuola, luogo di crescita e formazione, venga trasformata in teatro di incubi per i bambini. Sono indignato per quelle immagini diffuse dagli investigatori. Lo sono da padre e da uomo delle istituzioni. Come Ministero siamo, e saremo sempre, a fianco della magistratura e faremo le nostre verifiche perché chi ha responsabilità e ha sbagliato deve pagare… Sabato sarò a Partinico per essere al fianco del dirigente scolastico, degli insegnanti, degli studenti e dell’intera comunità scolastica colpita da questi fatti». Fatti, ha quindi conlcuso Faraone, rispetto ai quali occorre intervenire con forza e determinazione perché non si possono «lasciare i genitori da soli nella gestione di questa vicenda. Dobbiamo ripristinare – continua il sottosegretatrio – l’immagine di una scuola che è altro rispetto ai terribili fotogrammi circolati in rete e sulle tv in questi giorni: le scuole sono presidi di cittadinanza, sono luoghi di inclusione e crescita, sono spazi sicuri per la formazione di tutti gli studenti. La violenza non fa parte della scuola e da queste deve essere espulsa in ogni sua forma. Chi ha sbagliato non deve tornare più ad insegnare. Saremo inflessibili».