«Ma giacché andiamo in Libia, perché non sabotiamo anche gli scafisti?»

FacebookPrintCondividi

«Forza Italia ha sempre garantito pieno sostegno alle missioni internazionali delle nostre forze armate. Un ospedale a Misurata ha evidenti e condivisibili finalità umanitarie. Ovviamente non ci sfugge la rilevanza di una presenza militare sul territorio libico per la sicurezza del presidio ospedaliero. Il governo ha omesso doverose e tempestive informazioni alle opposizioni, prassi doverosa in casi simili, facendosi anticipare da annunci di stampa. Il metodo è come sempre sbagliato. Forza Italia sottolinea la necessità di abbinare all’azione umanitaria, che condivide, l’avvio della terza fase di Eunavfor Med nel più breve tempo possibile per bloccare l’attività degli scafisti, che causa un’emergenza inaccettabile, con migliaia di clandestini trasportati in Italia ogni giorno». Lo dichiarano in una nota congiunta i capigruppo di Senato e Camera di Forza Italia, Paolo Romani e Renato Brunetta, e i componenti della Consulta sicurezza, Maurizio Gasparri ed Elio Vito. L’idea è condivisibile ed è perfettamente realizzabile, anche perché l’Italia già effettuò operazioni di questo genere negli anni lontani dell'”invasione” albanese, effettuando azioni di sabotaggio nei confronti delle carrette del mare che partivano dall’Albania e dal Montenegro alla volta delle nostre coste. Nostre forze speciali sbarcavano nottetempo sulle spiagge da cui partivano i gommoni e le barche con a bordo migliaia di disperati, e le affondavano a terra, bucandole o incendiandole. E nessuno scafista veniva a protestare. Fatto sta che l’invasione cessò e si regolamentò.

Per la Libia un interesse più petrolifero che umanitario

Ma a proposito di Libia, i malpensanti potrebbero ipotizzare che l’interesse dell’Unione europea sia più petrolifera che umanitaria, a giudicare dal diktat che Bruxelles ha lanciato poche ore fa: «Facciamo appello a tutte le forze militari che sono entrate nella Mezzaluna petrolifera a ritirarsi immediatamente, senza precondizioni», scrivono infatti, in una dichiarazione congiunta, i governi Francia, Germania, Italia, Spagna, Stati Uniti e Regno Unito condannando gli attacchi del fine settimana ai terminal petroliferi di Zueitina, Ras Lanuf, Es Sider e Brega da parte delle forze del generale Khalifa Haftar, il quale, guarda caso, è contro il superprotetto dall’Occidente al Sarraj. «Ribadiamo l’intenzione di applicare la Risoluzione 2259 del Consiglio di Sicurezza – si legge ancora nella dichiarazione -, incluse misure contro l’illecita esportazione di greggio, le attività che potrebbero danneggiare l’integrità e l’unità delle Istituzioni finanziarie libiche e la Noc (National Oil Corporation), e contro individui ed entità impegnati o che sostengono atti che rapresentano una minaccia per l’unità, la pace, la stabilità e la sicurezza della Libia». «Facciamo appello a tutte le parti per un immediato cessate il fuoco e per prevenire ogni ulteriore scontro», scrivono ancora i governi di Francia, Germania, Italia, Spagna, Stati Uniti e Regno Unito, aggiungendo: «Ci rivolgiamo a tutte le parti in causa perché evitino ogni azione che potrebbe danneggiare le infrastrutture energetiche libiche o compromettere ulteriormente le esportazioni. Il greggio libico appartiene al popolo libico. Il Consiglio Presidenziale è il solo amministratore di queste risorse. Il Consiglio presidenziale e le altre istituzioni dell’esecutivo di Accordo nazionale hanno l’obbligo di assicurare che i proventi del petrolio siano utilizzati per fornire servizi essenziali per la popolazione libica. Le infrastrutture petrolifere, la produzione e l’esportazione devono rimanere sotto l’esclusivo controllo della National Oil Corporation che agisce sotto l’autorità del Governo di accordo nazionale», quindi di al Sarraj, che su quei territori per la verità non ha alcun controllo. Il cerchio si chiude… Immediata la risposta del generale Haftar: «Il controllo della Mezzaluna petrolifera da parte delle forze armate del generale Khalifa Haftar, ha come obiettivo la protezione della principale risorsa e ricchezza della Libia ed è stata avviata su mandato degli organi ufficiali e dal popolo libico per liberarla dagli occupanti che ostacolano le esportazioni del greggio. Tutto ciò è un affare interno alla Libia». Lo ha affermato il presidente della Camera dei rappresentanti (Hor) di Tobruk, Aqula Saleh stando al sito Alwasat, aggiungendo che «la gestione del petrolio passerà all’agenzia petrolifera libica, che rispetterà tutti i contratti, dopo che le forze armate avranno lasciato i terminal». Il portale Libya Herald scrive che al momento non è chiaro cosa stia avvenendo nella zona. «Mentre le forze armate libiche riferivano che i terminal di al Sidra, Ras Lanuf, Brega e Zueitina si trovavano sotto il loro controllo, nelle stesse ore notizie non confermate riportavano di scontri a Zueitina».