L’Ungheria dirà “no” ai clandestini con un referendum popolare. Trema la Ue

Ultima settimana di campagna in vista del referendum del 2 ottobre contro le quote di immigrati in Ungheria. Il governo di Viktor Orban ha fatto una campagna decisa, con poster giganti, messaggi televisivi e comizi in ogni provincia per difendere la popolazione ungherese paventando l’arrivo in massa di immigrati musulmani. Gli elettori dovranno rispondere al quesito: «Volete che l’Unione europea possa prescrivere l’insediamento obbligatorio di cittadini non ungheresi anche senza il consenso del Parlamento ungherese?». Ci si aspetta una schiacciante vittoria dei “no” ma, secondo i sondaggi e secondo le speranze della Ue, sarebbe a rischio il raggiungimento del quorum, essendo necessaria un’affluenza di almeno il 50%, pari a 4,1 milioni di elettori. L’opposizione è divisa fra boicottaggio, voto non valido e anche per il sì. Peraltro l’attentato di due giorni fa contro la polizia, in realtà non ancora rivendicato, aumenta la paura del terrorismo, legato strettamente, secondo l’opinione comune, all’immigrazione clandestina. Pochi giorni fa il premier Orban aveva lanciato l’idea di riportare i clandestini da dove erano venuti: la proposta, inserita in quella che lui chiama “Schengen 2.0”, è stata formulata da Orban in un’intervista a un giornale online, Origo: «Raccogliere tutti gli immigrati clandestini arrivati nell’Ue e portarli su un’isola – come già fa da tempo il governo australiano – o in Nord Africa, sotto sorveglianza armata».

In Ungheria si voterà il 2 ottobre

La Ue, responsabile di questa invasione di clandestini e inoltre del tutto incapace a gestirla, cerca di correre ai ripari: «Dobbiamo confermare, politicamente e in pratica, che la rotta dei Balcani dell’immigrazione irregolare è chiusa per sempre». Così il presidente ha detto pochi giorni fa Ue Donald Tusk, in una nota diffusa a Bruxelles, al suo arrivo a Vienna al vertice organizzato dal cancelliere austriaco Christian Kern a cui partecipano i Paesi coinvolti dalla rotta balcanica (Albania, Bulgaria, Germania, Grecia, Croazia, Macedonia, Serbia, Slovenia e Ungheria). «Dobbiamo discutere come migliorare l’efficacia delle nostre azioni», ha sottolineato, ribadendo che «la chiave principale per la soluzione della crisi dei migranti è ripristinare il controllo effettivo delle frontiere esterne dell’Ue. E ovviamente una precondizione essenziale per raggiungere questo obiettivo è una stretta cooperazione con i nostri partner nei Balcani e in Turchia».