L’Ocse rivede al ribasso le stime sul Pil italiano. Ci sono “gufi” anche lì?

L’Italia arranca, e non per colpa dei “gufi” puntualmente evocati da Matteo Renzi. A certificarlo, infati, è l’Ocse che ha rivisto al ribasso le stime del nostro Pil, la cui crescita non andrà oltre l’0,8 per cento nel 2016 e 2017 nel corso della presentazione a Parigi dell’Economic Outlook di settembre, bel al di sotto della pur calante media della zona euro, la cui previsione di crescita è dell’1,5 per cento nel 2016 e dell’1,4  nel 2017. L’Economic Outlook di giugno prevedeva invece una crescita dell’1 per cento nel 2016 e dell’1,4 nel 2017.

l’Ocse: «Già evaporati gli effetti del jobs ac

Secondo Catherine Mann, capo economista dell’Ocse, tra le cause della limitatissima crescita italiana vi sarebbe soprattutto l’evaporazione degli effetti del jobs act, dopo che nel 2015 aveva acceso molte illusioni «L’idea era che questo slancio continuasse nel 2016 – ha spiegato la Mann – ma le nostre speranze sono andate deluse». Oltre a questo – sempre secondo la valutazione del capo economista  dell’Ocse – questa situazione è dovuta, tra l’altro, alla scarsa «fiducia» e all’«incertezza politica» sugli esiti del prossimo referendum costituzionale.

L’Italia è tra i Paesi più colpiti dalla bassa crescita

Per la Mann, il referendum costituzionale di cui ancora non si conoscono gli esiti rappresenta una nuova «incertezza politica». «Come ogni referendum – ha aggiunto- lo seguiremo da molto vicino ma oggi non siamo in grado di pronunciarci sui suoi potenziali effetti». Il capo economista dell’Ocse ha infine sottolineato che «nelle prossime stime saremo in grado di essere più precisi». La revisione al ribasso delle stime di crescita italiane è dovuta al fatto che le attese «su investimenti e scambi» si sono rivelati meno «fruttuosi» dl previsto. «Nel caso dell’Italia dobbiamo riconoscere che c’è una vasta gamma di sfide da affrontare», ha aggiunto, sottolineando, tra l’altro, che l’Italia sarà uno dei Paesi maggiormente colpiti dalla bassa crescita della zona euro nel 2017.