L’Istat gela ancora Renzi: crescita zero e sarà così anche in autunno

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L’economia italiana ha interrotto la fase di crescita, condizionata dal lato della domanda dal contributo negativo della componente interna e dal lato dell’offerta dalla caduta produttiva del settore industriale”. Così l’Istat nella nota mensile, sottolineando che “l’indicatore anticipatore dell’economia rimane negativo a luglio, suggerendo per i prossimi mesi un proseguimento della fase di debolezza dell’economia italiana”. Inoltre, l’indice di fiducia delle imprese è sceso sotto quota 100 (la prima volta dal febbraio 2015) e l’indice di fiducia dei consumatori ha perso da gennaio circa 9 punti.

E’ in questo clima e con queste prospettive che il governo si accinge a mettere mano alla prossima legge di bilancio, la manovra 2017 che vedrà un capitolo anche sulle pensioni. Domani il primo appuntamento governo-sindacati sul tema del lavoro. Il governo promette aiuti fiscali all’industria, osserva che la crescita dell’1% del Pil è ancora possibile. confida nella comprensione di Bruxelles ma i dati stanno lì  smentire ogni promessa e ogni rassicurazione ottimistica.

Si scalda anche il dibattito sulle pensioni. In vista del tavolo tecnico del 12 settembre, che sarà seguito da uno politico il 21 del mese, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti assicura, a Cernobbio, che il governo vuole dare il massimo. A partire dall’anticipo pensionistico (Ape). Il governo pensa a un’Ape parziale da riservare in prima battuta ai senza lavoro e a chi fa lavori pesanti, per dar modo di andare in pensione prima con un anticipo di solo una parte dell’assegno. Un’idea che non convince i sindacati. Per Susanna Camusso  la misura “alla fine ha come obiettivo quello di continuare a ridurre gli assegni pensionistici in un Paese che ha già un problema di povertà delle pensioni”.

“L’Italia è in stagnazione – spiega Renato Brunetta, capogruppo FI alla Camera  – ed è in deflazione perché l’altro dato che nessuno racconta è quello dei prezzi. Hanno tutti segno meno, meno 0,1%. Stagnazione più deflazione è una delle peggiori malattie dell’economia” . “Hanno sbagliato tutti i conti – ha aggiunto Brunetta – avevano previsto una crescita del pil reale dell’1,2% e sarà meno della metà e avevano previsto un tasso di inflazione dell’1% e sarà 0%. Il risultato è che saremo a un terzo della crescita nominale già prevista nel Def”. “Questo vuol dire che i conti sono tutti sballati, che aumentano il deficit e il debito, che aumenterà la disoccupazione e che sarà necessaria – afferma – una manovra correttiva dai 40 ai 50 miliardi di euro. Altro che flessibilità”.