Da Kennedy a Reagan: ecco tutti i presidenti Usa con problemi di salute

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Nel 1980 gli Usa sono in piena campagna elettorale. Deve scegliere tra il presidente uscente, il democratico Jimmy Carter, e l’etemo candidato repubblicano alla presidenza (è al suo terzo tentativo), l’ex attore ed ex governatore della California Ronald Reagan. Reagan è il candidato più anziano della storia, compirà 70 anni pochi giorni dopo l’ingresso alla Casa Bianca. È un uomo vigoroso, un cowboy che nel suo ranch spacca legna e va a cavallo tutti i giorni, ma sulla sua età è polemica, quattro anni di presidenza, non diciamo otto, sono debilitanti per chiunque. Onde rassicurare gli elettori Reagan assume pertanto una iniziativa senza precedenti: rende pubblica la propria cartella clinica e s’impegna a dimettersi in caso di grave malattia. Come è umano non lo farà, anche se nel secondo mandato denuncerà i primi sintomi del male che più tardi lo ucciderà, l’Alzheimer, si legge su il Corriere della Sera.

Ronald Reagan aveva l’Alzheimer

L’America lo applaude, non ha dimenticato il trauma di otto anni prima, in cui il candidato democratico alla vicepresidenza, il senatore Thomas Eagleton, è stato costretto a ritirarsi per avere nascosto di soffrire di disturbi mentali. L’iniziativa di Reagan cambierà la politica americana, introdurrà nelle elezioni il «fattore salute» (psichica e fisica) dei candidati. Da quel giorno, l’America esigerà un presidente o una presidentessa sani e forti, e chiederà di conosceme la cartella cllnica. Per questo, l’odierno panorama elettorale rischia di essere sconvolto dai dubbi emersi sulla salute sia di Hillary Clinton sia di Donald Trump, che se venisse eletto entrerebbe alla Casa Bianca a un’età di qualche mese più avanzata di quella di Reagan. Panico e depressione Ma prima di quel 1980, cosa sapeva l’America della salute dei candidati alla presidenza? Praticamente nulla. Si apprendeva solo a posteriori dei malanni di questo o quell’inquilino della Casa Bianca, e mai di tutti. Dai padri fondatori ad Abraham Lincoln, che pativa di attacchi di panico e profonde depressioni, l’argomento salute era tabù. E appena dall’inizio dello scorso secolo che in America gli storici ne trattano apertamente, con una conclusione sorprendente: che nella maggior parte dei casi le malattie non resero pessimi i presidenti, ma li temprarono per il lavoro più faticoso al mondo.

Kennedy e Reagan: due storie made in Usa

 L’icona dei democratici, John Kennedy, e quella dei repubblicani, Reagan, viaggiavano sempre con la valigetta dei medicinali oltre che con il «football», la valigetta con la chiavetta atomica. Il giovane John Kennedy, l’artefice delle nuove frontiere e della conquista della luna, fu forse il presidente più afflitto da malattie di ogni tipo che si ricordi, ricoverato in ospedale trentasei volte, tre delle quali in pericolo di vita. Si racconta che nella vittoriosa campagna elettorale del 1960 temette non che il suo cattolicesimo, eresia in un’America ultra protestante, bensì i suoi trascorsi medici gli costassero la presidenza. Un giorno che perse di vista la valigetta dei medicinali scatenò i suoi uomini alla sua caccia: «Se i nostri awersari ci mettono sopra le mani sarò politicamente assassinato». Le malattie, gli antispasmodici, i tranquillanti e gli altri farmaci non impedirono tuttavia a Kennedy di promuovere riforme quali i diritti civili, o di dialogare con l’Urss, tanto meno di soddisfare i suoi appetiti sessuali, anch’essi tenuti accuratamente nascosti.

Il precedente di Roosevelt

 Non è casuale che il più grande presidente americano del Novecento fu Franklin Roosevelt, il vincitore della Grande Depressione degli anni Trenta e della Seconda guerra mondiale, immobilizzato sulla sedia a rotelle dalla poliomielite. Il suo male diventò di pubblico dominio nel 1924, quando si presentò al Congresso del partito democratico in stampelle, ma non ne ostacolò l’ascesa. L’America era disastrata, i suoi valori non erano quelli materiali. Roosevelt fu eletto quattro volte, l’ultima nel 1944.