In galera! Arrestato il ministro delle Finanze di Lula, e anche lui rischia…

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L’ex ministro delle Finanze brasiliano, Guido Mantega, è stato arrestato stamane nell’ambito dell’inchiesta Lava-Jato (Autolavaggio) sui fondi neri Petrobras. Secondo gli inquirenti, nel 2012 l’allora ministro manovrò insieme ai dirigenti di una delle imprese assunte da Petrobras per ottenere risorse necessarie al pagamento di debiti accumulati dalle campagne elettorali di partiti politici vicini al governo. Partiti tittu di sinistra, ovviamente. Mantega, che ha origini italiane, è stato ministro tra il 2006 e il 2014 durante i governi di Luiz Inacio Lula da Silva e Dilma Rousseff. E potrebbe trovarsi davanti ad un arresto imminente anche l’ex presidente del Brasile: il giudice Sergio Moro, responsabile dell’inchiesta sui fondi neri Petrobras, lo ha infatti rinviato a giudizio, per corruzione e riciclaggio. Insieme a Lula sono state incriminate anche la moglie, Marisa Leticia, e altre sei persone, tra cui l’ex presidente dell’impresa edile Oas, Leo Pinheiro (già agli arresti), e il presidente dell’Istituto Lula (la fondazione intitolata all’ex presidente della Repubblica), Paulo Okamotto. L’incriminazione fa seguito alla denuncia per gli stessi reati presentata mercoledì scorso contro l’ex capo di Stato dal pubblico ministero federale di Curitiba.

Lula accusato anche di aver ristrutturato un attico di lusso

Nell’occasione, il procuratore Deltan Dallagnol aveva accusato Lula, la moglie e le altre sei persone per presunte irregolarità nella ristrutturazione di un attico di lusso a Guarujà, sul litorale di San Paolo. L’intestazione dell’immobile alla società costruttrice Oas secondo la polizia sarebbe infatti fittizia e configurerebbe invece occultamento di patrimonio. Durante una conferenza stampa, il procuratore si era tuttavia spinto ben oltre, definendo Lula il “comandante massimo” dello schema di tangenti scoppiato all’interno del colosso petrolifero statale. Anche secondo Moro, l’ex presidente-operaio si sarebbe beneficiato dei vantaggi pagati da Oas e sapeva che il denaro era frutto di risorse deviate da Petrobras. «Luiz Inacio Lula da Silva sarebbe il diretto beneficiario dei vantaggi concessi dal Gruppo Oas ed era a conoscenza della loro origine dallo schema criminale che ha colpito Petrobras», ha scritto Moro, giudice simbolo della Mani Pulite verde-oro, nella sua ordinanza. Dopo aver precisato che «i fatti e le prove raccolti sono sufficienti per l’ammissibilità della denuncia», lo stesso Moro ha ammesso che le prove presentate dai pm di Curitiba sono comunque contestabili. «Ma in questa fase preliminare – ha aggiunto il magistrato – non si esige tanto la conclusione esaustiva sulla presenza della responsabilità criminale, quanto appena la giusta causa».