In Europa, destra è donna: ecco chi è Diane James, nuova leader dell’Ukip

«Sarò pronta per dare battaglia”, promette Diane James, appena eletta nuovo leader dell’Ukip. L’eredità di Nigel Farage, passato in tre anni dal ruolo di “clown” (come lo definì David Cameron) della politica britannica ad artefice di Brexit, è pesante. Ad essa si aggiungono non uno ma due forti elementi simbolici. Con la sua elezione al vertice dello United Kingdom Independence Party, sei partiti su otto rappresentati al parlamento di Westminster sono ora guidati da donne: gli altri cinque sono i conservatori (con Theresa May), gli indipendentisti scozzesi (con Nicola Sturgeon), i verdi (con Caroline Lucas), i nazionalisti gallesi (con Leanne Woods) e gli unionisti nord-irlandesi (con Arlene Poster), si legge su “la Repubblica”.

Diane James e le altre signore della destra

Soltanto laburisti e liberal-democratici hanno un leader di sesso maschile alla camera dei Comuni. Ma anche il secondo simbolismo potrebbe essere significativo: con Diane James alla testa dell’Ukip, in Europa sono guidati da donne almeno quattro partiti populisti. Gli altri sono il Fronte Nazionale in Francia (Marie Le Pen), l’Alternativa per la Germania (Frauke Petry), Legge e Giustizia in Polonia (Beata Szydio). Hanno posizioni vicine sull’immigrazione e in altri campi. Resta da vedere se per tutte, e fino a che punto, il fatto di essere donne significherà una politica più attenta all’eguaglianza tra i sessi.

In Europa, destra è donna…

Nel caso dell’Ukip, ma non solo, è anche da verificare se la scelta di una donna come leader miri ad accentuare un messaggio di novità, dirompente rispetto agli schemi ( in prevalenza maschili ) della vecchia politica che dicono di voler abbattere. L’erede di Farage è per molti versi una sorpresa. Quando l’istrionico leader dell’Ukip ha annunciato le dimissioni, all’indomani della vittoria nel referendum sulla Ue, non se l’aspettava nessuno. «Ho ottenuto quel che volevo, ora posso occuparmi della mia vita privata», spiegò lui. Per la medesima logica, anche l’Ukip avrebbe potuto ritirarsi: a cosa serve un partito che ha un solo programma, l’indipendenza della Gran Bretagna dall’Europa, se l’obiettivo è raggiunto? In effetti da allora il numero degli iscritti si è dimezzato, nei sondaggi l’Ukip è sceso sotto il 10 per cento e almeno parte dei suoi sostenitori appaiono pronti a tornare a votare per i Tories, specie ora che la nuova premier May ripete: da Brexit non si torna indietro. La ricerca di una nuova leadership mira a impedire proprio questo: la scomparsa dell’Ukip.