Hong Kong contro Pechino: vince il giovane Movimento degli Ombrelli

Passaggio generazionale e storico ad Hong Kong, dove il cosiddetto Movimento degli Ombrelli è entrato al Consiglio legislativo – il Parlamento di Hong Kong – grazie a un sostegno popolare senza precedenti. Malgrado i grossi sforzi fatti da Pechino per limitare il loro impatto nell’assemblea, il raggruppamento detto “pro-democrazia” è riuscito a mantenere ed aumentare il suo potere di veto. Ciò è avvenuto in gran parte grazie ad un’affluenza-record alle urne, che ha sfiorato il 60% – la percentuale più alta mai registrata. Le elezioni parlamentari nella ex Colonia britannica hanno un aspetto bizantino, dal momento che solo 35 dei 70 seggi sono eletti per suffragio universale. Gli altri, in un retaggio coloniale, vengono selezionati tramite gruppi di grandi elettori corporativi, che tendono a essere pro-establishment, o “pro-Pechino”, secondo la definizione locale. Gli appartenenti ai partiti pro-democrazia, dunque, nell’incapacità tecnica di ottenere una maggioranza netta, possono solo battersi per mantenere il ruolo di opposizione e avere sufficienti voci per bloccare riforme illiberali volute da Pechino. A conteggio ultimato, i partiti e candidati dell’opposizione hanno ottenuto 30 seggi, mentre ai partiti dell’establishment ne sono andati 40. Le forze pro-cinesi si erano adoperate il più possibile per togliere parte del voto popolare al campo pro-democrazia, mettendo perfino pressioni sulla Commissione elettorale di Hong Kong affinché impedisse ai più noti candidati pro-indipendenza di partecipare alle elezioni.

Hong Kong refrattaria ai diktat cinesi

Ma ancora una volta Hong Kong si è dimostrata refrattaria a seguire i diktat che le vengono da Pechino, e i candidati democratici hanno ricevuto l’entusiastico sostegno dei votanti. Fra i vincitori, i più innovativi sono senz’altro Nathan Law, di 23 anni, uno dei principali leader del movimento studentesco di Occupy di due anni fa, che è anche il più giovane parlamentare della storia di Hong Kong, ed Eddie Chu, di 38 anni, ambientalista che ha ottenuto il maggior numero di voti – 80mila – su un programma elettorale che cerca per la prima volta di smantellare lo strapotere della lobby immobiliare a Hong Kong. Come Law, Chu è emerso sulla scena politica di Hong Kong dalla protesta di piazza. E per la prima volta i volti felici dei neo-eletti sono di una grande giovinezza, e portano una ventata d’aria fresca in Parlamento. Pechino, però, non ha accolto di buon occhio lo sviluppo inaspettato: la stampa cinese ha infatti quasi interamente ignorato le elezioni di Hong Kong, con solo brevi accenni, a eccezione di due editoriali in inglese in cui ribadisce che ogni velleità indipendentista di Hong Kong è da perseguire per legge. Di nuovo, dunque, le tensioni e le contraddizioni fra Pechino e Hong Kong, e la formula di “Un Paese Due Sistemi” che dovrebbe regolarne l’unione, sono state portate allo scoperto, e i prossimi mesi promettono sempre nuove sorprese.