Giordania, ucciso lo scrittore Hattar: aveva pubblicato vignetta contro l’Isis

Aveva pubblicato una vignetta nella quale irrideva i terroristi dell’Isis e la cosiddetta Fratellanza Musulmana. Oggi lo scrittore e giornalista giordano, Nahed Hattar, noto per il suo sostegno al presidente siriano Bashar al-Assad e per le sue posizioni, è stato assassinato con tre colpi di arma da fuoco proprio davanti a un tribunale del centro di Amman, dove doveva comparire per aver pubblicato la  vignetta considerata blasfema per l’Islam. Ma il killer è stato arrestato immediatamente.
Hattar era stato arrestato preventivamente nelle scorse settimane, in attesa che si svolgesse un’indagine della polizia dopo che aveva condiviso su Facebook la striscia satirica che aveva provocato forte indignazione fra i musulmani.
La vignetta, dal titolo “Dio della Daesh” – l’acronimo arabo di Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, o Isil – mostra un terrorista dell’Isis, disteso fra due donne in un letto sotto a una tenda e attorniato dai resti di un’abbondante libagione con tanto di carcasse di pollo e caraffa di vino, chiedere a un bonario Dio barbuto che compare dietro a una tenda di portargli da bere altro vino.
La reazione alla vignetta è stata immediata: gli utenti dei social media giordani hanno attaccato lo scrittore accusandolo apertamente di essere anti-Islam e di aver volutamente offeso i giordani musulmani.
Hattar ha tentato di replicare e difendersi spiegando che la sua intenzione era quella di mettere alla berlina l’Isis e di mostrare le contraddizioni che vi sono dietro quel radicalismo feroce che sfocia nel terrorismo mostrando come un terrorista dell’Isis vede il suo Dio.
“Non volevo offendere i credenti – ha spiegato all’inizio Hattar – Al contrario, ho cercato di esporre come un terrorista Daesh e i militanti della  Fratellanza Musulmana (un’organizzazione che è stata fondata nel 1945 come gruppo politico e religioso e i cui membri hanno servito in parlamento e il governo del paese, ndr)  immaginano Dio e il paradiso”.
Poi, di fronte al montare delle polemiche, lo scrittore e giornalista giordano ha dato una seconda spiegazione, sostenendo che “come un non credente”, ha rispettato “i credenti che non comprendevano la satira che vi era dietro la vignetta“.
La spiegazione, tuttavia, non aveva smorzato le polemiche né gli aveva evitato l’arresto preventivo.
Dopo essere stato interrogato, lo scrittore era rimasto in carcere con l’accusa di “razzismo e settarismo”, secondo l’agenzia ufficiale giordana Petra.
Il pm di Amman, Abdullah Abul-Ghanam, lo aveva inoltre incriminato per “insulto alla religione“, essendo proibito “pubblicare materiale, immagini o disegni con l’intenzione di colpire i sentimenti religiosi e la fede“.
Ieri la vendetta fuori dal tribunale dove Hattar avrebbe dovuto affrontare il processo.