“La Francia pacificata”: lo slogan di Marine Le Pen per conquistare l’Eliseo

Tra un fienile e una stalla, davanti a mucche che brucano in un recinto. Marine Le Pen appare sul pulpito con un tono più solenne del solito. «La miglior risposta contro il terrorismo è la scheda nell’urna» dice la presidente del Front National dopo settimane in cui si è vista e sentita poco, nonostante la congiuntura volga in suo favore: nuovi attentati, emergenza immigrazione, polemica sul burkini, crisi agricola, si legge su “la Repubblica“.

«La miglior risposta contro il terrorismo è la scheda nell’urna»

Le Pen ha mandato avanti i suoi, godendosi lunghe vacanze nella casa di famiglia in Bretagna, e preparandosi alla battaglia finale: le elezioni presidenziali. A otto mesi dal voto, la campagna è iniziata ieri, in un paesino della Marna con una sessantina di abitanti. Brachay è stato scelto dopo che alle ultime presidenziali aveva raggiunto un piccolo record: tre elettori su quattro avevano votato Fn. Da allora, ogni anno Le Pen viene qui a fare la sua rentrée politica, contando su un tifo sfegatato e un simbolo: Brachay è lo specchio dell’elettorato rurale e popolare, della «Francia dei dimenticati», «del Paese che soffre in silenzio», come ha ripetuto ieri durante il suo discorso. «Siamo stati fregati prima da Sarkozy, poi da Hollande. Non ci resta che lei» racconta il sindaco Gérard Marchand, allevatore che ha perso quasi un quinto del suo fatturato nell’ultimo anno «a causa delle regole europee». “Marine sauve la France” è scritto su uno striscione. Le Pen cambia tono, per indossare l’abito presidenziale, ma non contenuti: parla di “grandeur” perduta, di frontiere da chiudere, dell’islamismo come di un «nuovo totalitarismo».

Le Pen ha vinto la battaglia delle idee su islamismo e immigrazione

A livello internazionale sostiene Donald Trump e Vladimir Putin, accusa gli attuali dirigenti politici di essere «asserviti al Qatar e all’Arabia Saudita». «Io invece – prosegue – vi garantisco che sono una donna libera che penserà solo a proteggere la Nazione». Promette di far uscire la Francia dalla Nato e ipotizza un Frexit, come è successo al Regno Unito. «Se sarò eletta organizzerò un referendum per uscire dall’Ue». La leader Fn rivendica di aver vinto la battaglia delle idee su islamismo e immigrazione. «Ora tutti ci danno ragione, siamo stati i primi a infrangere la barriera del politicamente corretto». Il Fn occupa il dibattito mediatico. Vincere il potere è un’altra cosa, in un sistema bipolare che fatica ad adattarsi al tripartitismo. “Marine Presidente”, scandiscono i circa duemila militanti che riempiono la piazza del villaggio. Rispetto a tutti gli altri partiti, Le Pen ha il vantaggio di essere la candidata naturale del Fn. Niente primarie, né guerre interne. Esistono piccole rivalità, come quella tra il suo braccio destro Florian Philippot e la nipote Marion Maréchal Le Pen, che incarnano le due anime del partito: quella più nuova, laica e sociale, e la più antica, cattolica e liberale. Nulla che possa preoccupare la leader. La sua sfida è un’altra; conquistare nuova credibilità. I sondaggi prevedono un comodo passaggio al primo turno, ma un’ineluttabile bocciatura al secondo. E’ il “soffitto di vetro” che ha bloccato il Fn alle regionali, quando i candidati arrivati in testa in diverse regioni non sono stati eletti al ballottaggio. L’unica strada per l’Eliseo passa attraverso il tentativo di allargare la base elettorale. A Brachay sono spariti i simboli del Fn con la fiamma tricolore. Nel nuovo sito di campagna elettorale marine2017.fr – è scomparso anche l’ingombrante cognome. Lo slogan per la battaglia è già stato scelto: “La France apaisée”, la Francia pacificata. Un modo di rispondere a tutti quelli paventano la guerra civile con un Fn al governo. Fino a maggio. Le Pen proverà a compiere la sua mutazione politica. E’ una scommessa azzardata, l’esito è incerto. «Marine tornerà l’anno prossimo – assicura il sindaco di Brachay – ma da Presidente».