Flessibilità: Renzi la vuole per vincere il referendum, non per rilanciare l’Italia

Nessuno si faccia incantare da Matteo Renzi: la sua faccia feroce contro l’Ue è solo la versione pre-elettorale del cappello in mano con cui siamo usi presentarci a Bruxelles in prossimità delle sessioni di bilancio. Al momento il governo ha bisogno di 10 miliardi per far quadrare i conti. L’Europa, cioè la Merkel, da quell’orecchio non sente e per tutta risposta lo ha sostituito con il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, nel vertice a tre che terrà con il francese Hollande a Berlino mercoledì prossimo.

Anche il nein della Merkel dettato da ragioni elettorali

Rottura insanabile o solita pantomima tipica di ogni vigilia di legge di stabilità? Di solito, è sempre finito tutto a tarallucci e vino con un salomonico fifty-fifty che alla fine faceva tutti felici e contenti fino alla finanziaria dell’anno successivo. Ma non è detto che finisca così anche questa volta. Il contesto è diverso: frau Merkel e la sua Cdu le hanno buscate di santa ragione nel Meclemburgo-Pomerania e più recentemente a Berlino, mentre Renzi è alle prese con un referendum pregustato come una cavalcata trionfale ma ora percepito più minaccioso di un uragano. Non è un caso se ancora non ne ha fissato la data mentre va già girando su e giù per l’Italia con una scheda elettorale che sembra essere stata confezionata nella redazione di Scherzi a parte tanto è inverosimile. È la forza della disperazione. E Renzi disperato lo è sul serio perché la “flessibilità” che pretende dalla Ue gli serve per riempire l’arsenale di “persuasione” elettorale di argomenti convincenti (mance, bonus, sgravi, sconti ed altri ricchi premi) con cui attrarre nell’orbita del “sì” ambienti, categorie e blocchi sociali. Renzi sa che senza quei soldi difficilmente potrà arpionare la vittoria referendaria e perciò scalcia come un mulo anche verso chi, come la Merkel, era semmai abituata a vederselo girare intorno come un cagnolino scodinzolante.

Senza i 10 miliardi Renzi è in difficoltà sul referendum

Dovesse persistere il nein della Cancelliera, entrerebbe azione il “piano b”, cioè la drammatizzazione del referendum con annessa “preoccupazione internazionale” per l’Italia. In pratica, Renzi tenterà di spacciare la vittoria del “no” come una sorta di sciagura, una Brexit in salsa italiana, con l’obiettivo di far scattare la solidarietà internazionale. Prepariamoci quindi a vedere un premier in versione orgoglio nazionale. D’altra parte, diceva qualcuno, «a volte il patriottismo è solo l’ultimo rifugio dei furfanti».