«Fidel? Non era bravo a letto, troppo narcisista»: lo rivela una ex amante

Crolla il mito dei barbudos, almeno come latin lover.  Fidel non era bravo a letto, perché era un narcisista, che amava guardarsi allo specchio mentre si accarezzava la barba. A rivelare questi dettagli intimi del Lider Maximo della Rivoluzione cubana è Marita Lorenz, una donna tedesca che è stata l’amica segreta di Castro durante otto mesi, proprio dopo il trionfo dei barbudos, e poi è stata inviata ad ucciderlo dall’Fbi. Lorenz, (76 anni) che ha appena pubblicato un libro di memorie (“Ero la spia che ha amato il Comandante“), ha raccontato alla stampa la sua relazione con Fidel, nata in modo imprevisto e passionale quando la nave da crociera Berlin, capitanata da suo padre, fece scalo all’Avana, agli inizi del 1959. “Vidi un gruppo di artisti che si avvicinavano alla nave con altri, dei barbuti armati e con uniformi militari. Fui colpita dal più grande fra di loro, che fumava un grosso sigaro: era Fidel”, ha ricordato la donna, aggiungendo che poco dopo, con il pretesto di farsi mostrare la nave, Castro “mi spinse nella mia cabina, mi abbracciò e ci demmo il primo bacio”.

Tornata a New York, la giovane tedesca ricevette un giorno una telefonata da Fidel e volò a Cuba (“terrorizzata, ma anche molto eccitata”) dove si istallò insieme a lui in una suite dell’Hotel Hilton. Nelle stanze attigue dormivano Raul Castro e il mitico Che Guevara. La relazione durò otto mesi, da marzo a ottobre, ma Lorenz scoprì che Fidel non era un buon amante. “Era più interessato alle carezze che all’atto sessuale in sé, ma tutti i dittatori sono così”, ha commentato la donna, che sa di cosa parla: ha avuto anche una relazione, e un figlio, con il dittatore venezuelano Marcos Perez Jimenez. “Era un narcisista che si guardava allo specchio mentre si accarezzava la barba. Gli mancava fiducia in se stesso, o meglio aveva il costante bisogno di sentirsi adulato e coccolato, come un bambino piccolo”, ha raccontato Lorenz. Per la coppia ogni prospettiva di stabilità era vietata (“Sono sposato con Cuba”, gli disse Fidel) ma lei rimase incinta a maggio, e sostiene di non aver abortito: il bambino le sarebbe stato tolto dopo un parto provocato, mentre lei era svenuta dopo essere stata drogata. Lorenz ha raccontato anche che al suo ritorno a New York fu reclutata dall’Fbi, che la convinse di uccidere Fidel. Lei ritornò all’Avana per farlo, ma una volta tornata alla sua suite dell’Hilton scoprì che Castro era al corrente del complotto: “Mi diede la pistola e io l’impugnai, ma lui mi guardò negli occhi e mi disse ‘Nessuno mi può uccidere’. E aveva ragione”.