Fertility day: la ministra Lorenzin ha ragione ma non coraggio

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È un peccato che il ministro (pardòn, la ministra) Beatrice Lorenzin abbia innestato una così precipitosa retromarcia di fronte alla canea scatenata dal suo spot sul cosiddetto Fertility day (a quando un’iniziativa in lingua italiana?). L’idea era buona, lo spot un po’ meno ma in ogni caso non così ripugnante come pure hanno sentenziato oracoli del calibro di Roberto Saviano e Andrea Scanzi. Un’improvvida fuga, quella della Lorenzin, sulla quale avranno certamente pesato la presa di distanza di Renzi e il silenzio di Alfano, non esattamente un cuor di leone nel mantenere una posizione, soprattutto quando questa può far scricchiolare il rametto su cui è appollaiata la folta delegazione ministeriale del suo Ncd.

La Lorenzin in fuga dal suo «Fertility day»

Ma ha pesato anche il mutismo del Vaticano, cui è tornata la voce solo a buoi scappati dalla stalla. E così, tra mille cautele, è toccato al patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, definire «un buon messaggio» l’invito alle donne a non sciupare il dono della fertilità. Ma se la Lorenzin non ci fa una bella figura, il politico da attapirare in questa vicenda è decisamente Renzi, che sull’argomento si è messo a strologare di asili nido, occupazione femminile, welfare e chi più ne più ne metta. Parole in libertà, pronunciate da un premier che evidentemente ignora che se c’è un dato che accomuna tutta l’Italia, a prescindere da Nord e Sud, da zone ricche e povere contrade, da servizi efficienti e croniche carenze è proprio la denatalità. Che si parli di Milano o di Torino piuttosto che di Roma, Napoli o Palermo il dato demografico resta pressochè invariato, oscillando dal minimo di Bari (1,28 figli per coppia) al massimo di Milano (1,47), entrambi ben al di sotto di quel parametro di 2 figli per coppia raggiunto in Europa solo da Francia e Irlanda. Basterebbe questo a confutare l’idea che la denatalità sia una conseguenza della mancanza di strutture o di lavoro femminile. Valga per tutti l’esempio di Bologna, città in grado di assicurare il posto nell’asilo nido al 33 per cento di bambini da zero a tre anni. Qui il tasso di natalità è di 1,40 figli per coppia. Quasi ugale a Napoli (1,37), cioè la città capace di accogliere in strutture adeguate solo il 3 per cento di bambini. Come dire che a contesti diversissimi corrisponde un’identica difficoltà a procreare.

Le bugie di Renzi sulle cause del crac demografico

Parliamo di numeri, percentuali, statistiche, cioè che l’impaurita Lorenzin si è guardata bene dal ricordare. Sono cifre cui un premier oppone parole in libertà solo per tacere d’altro, a partire dal fatto che il suo governo è quello che ha paralizzato per mesi il Parlamento sulle nozze gay piuttosto che su misure fiscali con cui incentivare la natalità. La realtà, dunque, è ben diversa da come vogliono darla a intendere Renzi e gli oracoli tuttologi in servizio permanente effettivo. Ed è cruda: la paura del futuro c’è. Ma è soprattutto paura di uscire da questa irresponsabile dimensione da eterna vacanza che scandisce la nostra esistenza individuale e collettiva. Insomma, ci sentiamo ancora troppo figli di noi stessi per poterci dedicare a educare e ad allevare questi piccoli e fastidiosi intrusi.