Facebook e Twitter contro le notizie bufala: al via il progetto First Draft

Facebook e Twitter si sono uniti a una coalizione di oltre trenta aziende editoriali e tecnologiche per contrastare la diffusione online di notizie false e contribuire a migliorare la qualità dell’informazione. First Draft, questo il nome della coalizione, è stata fondata nel giugno 2015 con il supporto di Google News Lab, e punta a far collaborare i media e le internet company. Della rete fanno parte, tra gli altri, New York Times, Cnn, Abc, Washington Post, Telegraph, France Presse e, sul fronte tecnologico, YouTube. Obiettivo della coalizione, spiega First Draft, è “lavorare insieme su idee e iniziative, tra cui un programma di “formazione dei formatori”, il lancio di una piattaforma di verifica collaborativa e la creazione di un codice di condotta volontario”. La piattaforma dovrebbe essere lanciata in autunno.

Non solo First Draft: Google lavora su un algoritmo

Nel marzo dell’anno scorso Google ha lanciato la notizia di un algoritmo che invece di classificare i risultati delle ricerche per popolarità, come avviene adesso, riesce a capirne l’affidabilità, scovando bufale e notizie false. L’articolo che descrive il sistema, che non è ancora operativo, è pubblicato sul sito Arxiv.org. Il sistema di ricerca attuale ordina i risultati in base alla popolarità, mettendo in alto nei risultati le pagine che hanno più link da parte di altri siti e vengono visitate di più. Questo espone a dei problemi. Lo dimostra, ad esempio, il fatto che le ricerche sui vaccini danno sempre come primi risultati siti antivaccinisti, che tendono a citarsi reciprocamente. La soluzione proposta da un gruppo di sviluppatori di Google è misurare l’affidabilità di un sito, invece che la popolarità. Per determinarla l’algoritmo elaborato confronta le affermazioni e i fatti presenti all’interno di una pagina con il Knowledge Vault, l’enorme archivio automatico che “Big G” sta costruendo che contiene ormai 1,6 miliardi di fatti verificati. ”Invece che contare i link in entrata – scrivono gli autori – il sistema conta il numero di fatti non corretti all’interno della pagina. Una fonte che ha pochi fatti falsi è considerata affidabile, e finisce in alto nell’elenco”.