Fabrizio Corona: «Sono cambiato». E il giudice gli conferma i servizi sociali

L’ex re dei paparazzi Fabrizio Corona può continuare a scontare il cumulo di pene residuo, poco più di 5 anni, in affidamento in prova ai servizi sociali. È l’effetto pratico della decisione del gip di Milano Ambrogio Moccia che ha riconosciuto all’ex agente fotografico, difeso dai legali Antonella Calcaterra e Ivano Chiesa, la continuazione tra i reati di estorsione, tentata estorsione e bancarotta per i quali è stato condannato in via definitiva. Il giudice, che ha accolto la richiesta del pm Paola Biondolillo, non ha, invece, dato l’ok alla continuazione tra i tre reati e la corruzione (ha corrotto una guardia penitenziaria) e così la pena residua è aumentata di circa 8 mesi rispetto al precedente calcolo sul cumulo pene. Un aumento che, però, mantiene la pena residua (4 anni e 5 mesi più i “nuovi” 8 mesi) sotto i 6 anni e, dunque, permette a Corona di proseguire con l’affidamento in prova ai servizi sociali. Altrimenti Corona avrebbe dovuto tornare in carcere per scontare la pena.

Fabrizio Corona al gip: «Sono cambiato»

L’ex re dei paparazzi, da quanto si è saputo, era «molto preoccupato di finire in carcere» e, dopo la decisione del gip da poco notificata ai legali, si è tolto un gran peso. «Sono cambiato. Per favore fatemi continuare il mio percorso di recupero in affidamento ai servizi sociali», aveva detto Fabrizio Corona nell’udienza davanti al gip di sei giorni fa, Lo scorso 27 ottobre, prima scarcerato dopo due anni e mezzo di detenzione e poi affidato alla comunità di Don Mazzi, è potuto tornare a vivere nella sua casa a Milano perché ha ottenuto, come chiesto dai legali Chiesa e Calcaterra, l’affidamento in prova “sul territorio”. Lo scorso luglio, poi, è stato anche “ammonito” dal giudice del Tribunale di Sorveglianza Giovanna De Rosa per una vacanza a Capri non autorizzata, con tanto di foto hot su uno yacht pubblicate sulle riviste di gossip. Tanto che il giudice ha stabilito una restrizione sulle prescrizioni dell’affidamento, compreso il divieto di allontanarsi dalla Lombardia. Nel 2014 l’allora gip di Milano Enrico Manzi aveva portato il cumulo di condanne definitive a carico di Fabrizio Corona da 13 anni e 2 mesi a 9 anni. Cosa che gli ha fatto ottenere la scarcerazione e l’affidamento in prova. La Procura aveva impugnato la decisione e dopo una serie di rimpalli tra Cassazione e Corte d’Appello, il caso è ritornato al gip per una nuova decisione. Il giudice ha stabilito un aumento sul cumulo di 8 mesi (il residuo pena è ora 5 anni e 1 mese) che consente, comunque, a Corona di restare in affidamento.