Evasione fiscale, lo Stato chiede a Max Biaggi oltre 17 milioni di euro

Per evasione fiscale, lo Stato ha chiesto davanti al giudice monocratico di Roma, 17 milioni di euro al quattro volte campione del mondo di motocicletta Max Biaggi accusato di aver costituito società fittizie per non pagare le tasse. Si è trattato della prima udienza dibattimentale del processo che vede Biaggi accusato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposta. Secondo l’accusa, fino al 2012 Biaggi «al fine di sottrarsi al pagamento delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto e degli interessi e sanzioni amministrative relativi a dette imposte di ammontare complessivo di 17,852.261,95 euro – è detto nel capo di imputazione – compiva atti fraudolenti consistiti nel trasferimento della propria residenza nel Principato di Monaco e nell’affidare lo sfruttamento dei suoi diritti di immagine, derivanti dai contratti di sponsorizzazione con la società Dainese Spa, a società di capitale con sedi a Londra, Montecarlo e Madrid, idonei a rendere del tutto inefficace il recupero delle somme dovute al fisco». Le società, secondo l’accusa formulata dal pm Giancarlo Cirielli, sarebbero: la Media & Sporting ltd con sede a Londra fino al 2007 e poi alla Max Biaggi racing s.a.r.l. costituita appositamente nel principato di Monaco e infine, a partire dal 2013, alla Vuzela s.l.u. con sede a Madrid.

Max Biaggi, l’avvocato Pisana: non pagare le tasse è reato

In particolare, nel processo si è costituito nell’interesse dell’Agenzia delle Entrate, fin dall’udienza preliminare lo scorso ottobre, l’avvocato dello Stato Carlo Maria Pisana, chiedendo un risarcimento di oltre 17 milioni di euro. L’avvocato Pisana, che è il “titolare” dei principali processi per evasione fiscale nella capitale, al termine dell’udienza ha sottolineato come «spesso si parla dell’evasione fiscale dei personaggi dello sport e dello spettacolo come argomento di gossip, quasi sullo stesso piano di una delusione sentimentale o di un cambio di sponsor. Si rischia così di veicolare l’inaccettabile messaggio che questo tipo di condotta sia veniale, una specie di inevitabile conseguenza della notorietà, e perdere di vista che si tratta invece della violazione dei doveri di solidarietà verso la collettività». Nell’udienza si sono costituiti parti civili Equitalia Sud e l’Agenzia delle Entrate, secondo le quali il trasferimento della residenza di Biaggi nel principato sarebbe avvenuta solo in conseguenza delle indagini avviate nei suoi confronti. Il processo è stato rinviato al 28 marzo prossimo.