Espulsa perché colta in flagrante con la “droga per poveri”: il Tar la salva

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Per espellere uno straniero non basta trovargli addosso un po’ di “insalata eccitante“. Il Tar del Piemonte ha annullato un provvedimento del 2015 della questura di Torino accogliendo il ricorso di una donna di origine somala condannata nel 2009 a cinque mesi e dieci giorni dal tribunale di Cuneo per violazione della legge sulla droga: la signora aveva con sé del Khat o “catha edulus”. Una droga per poveri, definita dal Tar “insalata eccitante” ed utilizzata largamente in molti Paesi arabi o africani sia come euforizzante che per reprimere gli stimoli della fame o il senso di affaticamento.

Il Khat è la droga dei poveri, per il Tar è un'”insalata eccitante”

Oggi il Khat è considerata uno stupefacente, ma il Tar ha sottolineato che nel corso degli anni «ha avuto una differente qualificazione da parte del legislatore». Fino al 2006 non risultava indicata negli elenchi messi a punto dal ministero della Sanità per la compilazione delle tabelle dei prodotti proibiti, e la Corte costituzionale ha escluso la rilevanza penale delle condotte legate al possesso fino al 2014, quando la situazione si è chiarita. Il Tar però ha aggiunto dell’altro. L’immigrata ha spiegato di essere in Italia dal 1978, di lavorare regolarmente per contribuire al sostentamento di madre e fratelli, di non avere problemi di inserimento. La questura, invece, si è limitata a prendere atto della sua condanna, senza fare un «bilanciamento tra l’esigenza di tutela dell’ordine e della sicurezza e altri valutabili positivamente», e senza tener conto dell’evoluzione delle norme sulla materia. L’espulsione è stata «una conseguenza automatica del reato», ma nel caso concreto,  dicono i giudici, «la pericolosità del soggetto non può essere dedotta automaticamente proprio perché il tipo di sostanza ha avuto una differente qualificazione anche da parte del legislatore».