Erdogan: «Solo teatro turco nelle sale: via Shakespeare, Cechov e Dario Fo

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La notizia di pochi minuti fa ci informa che Erdogan ha cacciato altri 820 militari per sospetti legami con Gulen. Ma i militari non sono l’unica categoria presa di mira dal presidente turco, da un po’ di tempo sotto le forche caudine – dopo giornalisti, professori e magistrati-  stanno passando anche gli attori, i registi, gli impreari teatrali. Ne dà conto il Foglio con un titolo forte: “Erdogan vieta Shakespeare nei teatri pubblici”. “Gli attori teatrali sono l’ultima categoria presa di mira da Ankara – leggiamo nell’articolo- . Il 4 agosto, un comunicato firmato da più di 20 associazioni di professionisti della cultura (giornalisti, scrittori, attori e registi) avvertiva già del clima da “caccia alle streghe” che stava colpendo il settore. La purga è iniziata nei teatri di cintura di Istanbul, con il licenziamento di un regista, sei attori e un impiegato, accusati di essere golpisti, e l’allontanamento di altri 20 attori per “scarse prestazioni”. Domenica 28 agosto il Devlet Tiyatroları, il direttorato ufficiale che gestisce le compagnie teatrali turche, ha rimosso dal calendario tutte le rappresentazioni di autori non nazionali. Niente Niente Shakepeare, niente Chekhov, niente Goldoni. Nulla di occidentale, insomma,  sui palchi di Ankara.

Tra Erdogan e il teatro una vecchia ruggine

Il Foglio riporta un episodio risalente al 2011 per chiarire quanto Ankara e il teatro abbiano rapporti conflittuali non da ora. “A far scoccare la scintilla la figlia del capo dello stato che abbandona inorridita uno spettacolo del teatro statale di Ankara a cui era spettatrice. Sümeyye Erdogan sostiene di essere stata umiliata da un attore, Tolga Tuncer, che l’avrebbe presa di mira durante un’improvvisazione perché portava il velo”, si legge. “I teatri non possono prendere sussidi statali e poi mordere la mano che li nutre”, commentà Erdogan in quell’occasione. “Se serve un sostegno allora noi, il governo, decideremo a chi darlo. Quando privatizzeremo i teatri potrete recitare quel che vi pare”.

Promuovere il teatro nazionale

Al di là dei titoloni che riportano la prescrizione del “sultano” Erdogan,  vale la pena leggere la nota ufficiale della Devlet Tiyatroları, Dt, la Direzione ufficiale delle imprese nazionali di teatro in Turchia, che ha rimosso dal cartellone  le opere di drammaturghi non turchi come William Shakespeare, Anton Chekhov, Bertolt Brecht, e Dario Foo. Si potrebbe commentare, a proposito di quest’ultimo, che non puà che farci piacere, ma il punto è un altro. Il Dt aprirà la stagione il 4 ottobre, con la messa in scena di otto pieces in 65 teatri in tutta la Turchia. «Come amanti della patria, apriremo le nostre sale solo con opere locali al fine di contribuire all’integrità e all’unità della patria e per rafforzare i sentimenti nazionali», ha commentato Nejat Birecik, vice presidente della Dt, ripreso da Clarion Project. Anche se lo slogan della nuova stagione Dt sarà: “I sipari della Turchia si aprono solo con il teatro turco». Certo, se non ci fosse stato il fallito e pasticciato golpe di luglio tutto potrebbe assumere un valorei diverso: potenziare le opere  e gli autori nazionali non è una strategia sballata per diffondre l’interesse per la cultura locale. Dovremmo farlo anche noi, la Franci in parte ci ha provato. Poi però, sappiamo, che anche alcune opere turche hanno subito la stessa sorte delle opere straniere come “La storia ottomana con foto” di Turgut Ozakman e “La strada cieca” di Tuncer Cucenoglu, durante il periodo elettorale. Dopo il fallito golpe molti attori sono stati anche esposti a pressioni esterne, come il taglio dello stipendio; molti teatri del circuito nazionale Dt sono stati licenziati. Erdogan non ci stupisce più e secondo le statistiche 2015 della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu), già la Turchia si era classificata al primo posto nel settore delle violazioni della libertà di parola. Arte e teatro se ne faranno una ragione…