Due Italiani rapiti in Libia. La Farnesina: «Situazione delicata»

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La Farnesina ha comunicato questa sera che due italiani sono stati rapiti in Libia. Il ministero degli Affari Esteri è informato di questa vicenda e fin da questa mattina – quando ne ha avuto notizia –  sta seguendo gli sviluppi insieme alle altre articolazioni dello Stato. Secondo quanto si apprende, si lavora con il massimo riserbo tenuto conto della delicatezza della situazione. Secondo il sito arabo Tuniscope, che cita un responsabile della città, i due italiani rapiti “lavorano per conto di una società italiana di manutenzione dell’aeroporto di Ghat, la Con.I.Cos” di Mondovì (Cuneo). Secondo il sito, insieme agli italiani è stato rapito anche un canadese, anche lui dipendente della stessa società. L’azienda opera da decenni in Libia, con numerose commesse di ingegneria civile. È guidata da Giorgio Vinai, che l’ha fondata nel 1977 con Celeste Bongiovanni. Due le sedi centrali: quella di Mondovì, appunto, e quella di Tripoli, dove opera la Libyan Branch.

Italiani rapiti da uomini mascherati su una 4×4

Sulla vicenda dei due italiani rapiti sono poi emrsi lteriori aprticolari. Secondo altre fonti libiche ad un sito arabo “uomini mascherati che si trovavano a bordo di una vettura 4×4, hanno fermato vicino alla cava di El-Gnoun, un’auto dove si trovavano a bordo degli stranieri che stavano viaggiando verso il loro posto di lavoro vicino all’aeroporto di Ghat, prima di sequestrarli”. Lo riporta sulla sua pagina web il sito in arabo 218tv.net di cui non si può verificarne l’autenticità. Il sito riferisce del rapimento di “un italiano ed un canadese, insieme al conducente della loro auto, un uomo che abita a Ghat”. Ghat si trova nell’estremo sud ovest della Libia, vicino al confine con l’Algeria, nell’antica regione del Fezzan.

Il Copasir sugli italiani rapiti

Il Copasir si è attivato per assumere informazioni sui due italiani rapiti in Libia. Domani si riunirà l’ufficio di presidenza dell’organismo, che potrebbe decidere di convocare presto in audizione il direttore dell’Aise, Alberto Manenti.