Dopo terremoto, come fermare gli “sciacalli della ricostruzione”

Non è una bella scelta quella di nominare Vasco Errani commissario per la ricostruzione del dopo terremoto in Lazio e Marche. Errani, già ex presidente della Regione Emilia Romagna, dimissionario, nel 2014, a seguito di un’indagine su  un finanziamento regionale da un milione di euro concesso nel 2006 alla cooperativa Terremerse, guidata dal fratello dello stesso presidente, accusa per la quale è stato assolto nel giugno di quest’anno, è comunque un uomo d’apparato.   La   scelta di Renzi sembra essere giocata tutta in funzione dei rapporti interni al Pd più che delle effettive capacità tecnico-politiche di Errani. Ed il rischio – diciamolo chiaramente – è che a fare capolino tra le macerie siano le fortissime coop emiliane, espressione del multiforme apparato speculativo sempre vicino alla sinistra.

L’allarme di Cantone: sarebbe stato meglio un tecnico

Antonio Cantone, presidente dell’Autorità anticorruzione l’allarme l’ha lanciato da subito: “Vedo due pericoli, tutti italiani, anche in questo terremoto, la mafia che ne approfitta e s’infiltra nella ricostruzione e le grandi abbuffate dei soliti speculatori”. Errani è in condizione di scongiurare questi due pericoli? Meglio sarebbe indicare un tecnico o un’alta figura istituzionale, a cui affidare  un mandato chiaro ed una rigorosa indicazione operativa, che garantisca la massima trasparenza. Prima ancora di individuare il “modello” a cui richiamarsi per la ricostruzione (Dov’era com’era ? New town di berlusconiana memoria ? “Rammendare” il territorio – come invita a fare Renzo Piano?  Nuovi modelli urbanistici ?) , occorre fissare le modalità d’intervento, il quadro dei controlli e la trasparenza operativa.

Gli “sciacalli” possono avere molti volti

In sintesi: garantire l’onestà, precondizione necessaria non solo per evitare che si rubi sugli appalti  ma anche che si   ricostruisca male (non rispettando i capitolati, la qualità dei materiali, le tecniche antisismiche). E’ la precondizione essenziale non solo per evitare che , tra qualche anno, ci si trovi a fare i conti con gli ennesimi scandali, ma anche – il discorso è tutto etico – per un doveroso rispetto verso  i morti ed i vivi del terremoto, verso quelle comunità segnate nel corpo e nello spirito, verso il popolo dei volontari e dei vari organi dello Stato che tanto hanno dato e stanno dando. Si metta allora da parte la retorica d’occasione e ci si mobiliti tutti (istituzioni nazionali e locali, organi d’informazione e di controllo) per garantire da subito il massimo della trasparenza e dell’efficacia. Si impegni il Parlamento in un chiaro dibattito. Si dia voce alla categorie professionali e alle popolazioni interessate. E poi si scelga, evitando ambiguità e scongiurando i “pericoli” paventati da Cantone. Gli “sciacalli della ricostruzione” possono avere molti volti. Esserne consapevoli è il primo passa essenziale per non cadere vittime delle loro spire. L’Italia non può permetterselo.