Dopo 10 anni di viaggio addio a Rosetta, si schianterà sulla cometa 67P

La sonda Rosetta quasi sicuramente non potrà sopravvivere all’impatto con la cometa che ha raggiunto nel 2014, dopo un viaggio di dieci attraverso il Sistema Solare. Lo hanno detto i responsabili della missione dell’Esa, l’Agenzia Spaziale Europea, che in questi giorni stanno preparando la manovra finale della sonda, prevista nella tarda mattinata del 30 settembre. «Siamo pronti per l’impatto finale sulla cometa», rivela sul sito dell’Esa il direttore delle operazioni spaziali della missione, Paolo Ferri.
Per il “pilota” di Rosetta, Andrea Accomazzo, direttore di Volo della missione, la sonda «non è stata progettata per un impatto, dunque non sopravvivrà di sicuro, non c’è dubbio».
Ma l’impatto si annuncia comunque come una miniera di dati scientifici.
Mentre scenderà verso una zona molto attiva, con cavità da cui fuoriescono gas e polveri, Rosetta raccoglierà immagini ad alta risoluzione, ricche di indizi che aiuteranno a ricostruire l’alba del Sistema Solare. Una volta sulla superficie, Rosetta si spegnerà.
«Perderemo il segnale, il veicolo spaziale sarà programmato per questo, perché non vogliamo lasciare un’astronave attiva sulla cometa, cosa che potrebbe creare interferenze alla radiofrequenza, sarà la fine della missione», ha detto Ferri.
Per Accomazzo la manovra in corso è ancora più complessa e pericolosa di quella che nel novembre 2014 ha permesso di rilasciare il lander Philae sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko: «quando si vola molto vicino alla superficie della cometa – ha spiegato – il rischio più grande è avere problemi nella navigazione, ovvero prevedere dove Rosetta sarà effettivamente intorno alla cometa. Quello che stiamo facendo ora tecnicamente è molto più ambizioso rispetto a quando siamo atterrati con Philae».
Si prepara così a chiudere in bellezza, con altri dati straordinari, una missione nella quale l’Italia ha giocato un ruolo importante, con l’Agenzia Spaziale Italiana e l’industria.
L’Italia sarà presente anche durante la manovra finale, gestita nel centro di controllo della missione in Germania, a Darmstadt, con il supporto della Telespazio Vega Deutschland. Parlano italiano anche molti strumenti a bordo della sonda, che potranno entrare in gioco prima dell’impatto, progettati dall’Istituto Nazionale di Astrofisica, Università Parthenope di Napoli, Politecnico di Milano e università di Padova-CISAS. Italiano anche il trapano del lander Philae, progettato dal Politecnico di Milano.