Di Maio e Di Battista in caduta libera. Il capo è uno solo: Beppe Grillo

«Sono due comunicatori, non due leader». È tranchant il giudizio della grillina Roberta Lombardi sui colleghi Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista astri in caduta libera dopo la stagione trionfante alla guida sostanziale del movimento. La parlamentare, la prima capogruppo pentastellata alla Camera, la stessa che aveva definito Raffaele Marra «un virus che avvelena il movimento» e attaccato Virginia Raggi, ridimensiona l’ex  candidato alla leadership grillina che spadroneggia e l’abbronzatissimo Di Battista, molto loquace sui social, sui palchi e nei salotti televisivi. «Non hanno un ruolo politico – ribadisce – ma sono bravi nella comunicazione ed è giusto che vadano in Tv».

Di Maio e Di Battista perdono punti

La ritualità della kermesse di Palermo, con l’attacco dei militanti alla stampa corrotta, i balli della scatenata sindaca di Roma e il collegamento telefonico con Julian Assange, fondatore di Wikileasks, fotografa una nuova mappa di potere dentro il movimento praticamente azzerato dal prepotente ritorno in campo di Beppe Grillo (sono rientrato, non ho fatto nessun passo di lato). Ospiti di In Mezz’ora Di Maio e Di Battista recitano il copione scritto dal capo e vestono i panni degli umili portatori di acqua.  «Non è essere volti televisivi che ci rende dirigenti del movimento», dice Di Maio negando l’investitura come leader del movimento. «Qui c’è soltanto Grillo garante del movimento, che da quando non c’è più Casaleggio ha capito che deve mettere a disposizione tutte le sue energie per portare il M5S al governo del Paese». Insomma la storia delle investiture è un’invenzione della stampa “nemica”, ma di sicuro il vicepresidente della Camera, anche con la gaffe del Venezuela di Pinochet e il giallo della mail, ha perso molte chance. Di Battista preferisce giocarsi la carta del servitore del popolo: «Non siamo perfetti, siamo umani,  ma non mettiamo le mani nelle tasche dei cittadini. Avremo un unico lobbista: il popolo italiano». Poi lancia qualche un messaggio interno: l’allargamento di questo “fantomatico” direttorio c’è già stato in questi due anni dando nuove responsabilità ad altri. Questa logica che io e Di Maio dovremmo essere la futura classe dirigente è una falsità. Le regole valgono per tutti». La sovraesposizione della coppia non ha retto e non è un caso che Grillo abbia chiuso la manifestazione di Palermo a Davide Casaleggio. Al timone c’è un solo uomo, tutti gli altri sono sorvegliati speciali.