Delitto del Collatino, Luca massacrato con 100 colpi tra martellate e coltellate

Delitto del Collatino, tracce biologiche sia di Marco Prato sia di Manuel Foffo sono state individuate su tutte le “armi” utilizzate per torturare ed uccidere Luca Varani. Dunque Prato e Foffo sarebbero entrambi responsabili del massacro del 23enne, torturato e ucciso nel marzo scorso in un appartamento della periferia di Roma. Un assassinio efferato su cui, ad ogni nuova perizia, ad ogni ulteriore riscontro d’indagine, emergono sempre nuovi, agghiaccianti, particolari. E allora, dal lavoro svolto dal perito nominato dal Gip nell’ambito dell’incidente probatorio – che avrebbe eseguito accertamenti su almeno due coltelli e su un martello utilizzati nell’appartamento di Foffo il 4 marzo – arriverebbe la conferma della tesi della Procura in base alla quale i due indagati avrebbero fornito lo stesso contributo nel massacrare il giovane.

Delitto del Collatino, tracce di Prato e Foffo sulle armi

Un’ipotesi che – dichiarazioni degli imputati a parte che, a ridosso dell’arresto, in un primo momento hanno provato a scaricare uno sull’altro la responsabilità del massacro – la Procura ha sposato da subito. E che ancora oggi, le ricostruzioni di quelle terribili ore di sevizie e di violenze, dettagliatamente riportate dai media nei mesi scorsi, attesterebbero. Del resto, anche i dettagli emersi dall’ordinanza del Riesame – con la quale sarebbe stato confermato il carcere per Marco Prato, protagonista insieme all’amico Manuel Foffo dell’orribile omicidio – hanno contribuito a delineare i ritratti di «personalità malvagie e crudeli». Una crudeltà confermata anche dagli esiti dell’esame autoptico, secondo i quali Luca Varani è morto dopo essere stato torturato con 100 colpi tra martellate e coltellate. È quanto emerso dall’autopsia consegnata in procura a Roma, secondo la quale il ventisettenne è morto dissanguato per le ferite inferte da Manuel Foffo e Marco Prato. Nel dettaglio, secondo l’esame autoptico Varani ha ricevuto circa 20 martellate al capo e alla bocca. Il resto dei colpi, inferti con coltelli e un martello, avrebbero raggiunto il ragazzo su tutto il corpo. Inoltre la perizia ha accertato che circa 30 ferite, tutte con arma da taglio, sarebbero state inferte al solo scopo di provocare dolore.

Prato e Foffo, le responsabilità vanno condivise

E allora, «le modalità raccapriccianti della loro azione omicida – hanno scritto nei mesi scorsi i giudici del Riesame – l’efferatezza inflitte alla vittima prima di ucciderla, sono indice di personalità disturbate, prive di sentimenti di pietà e pericolose». La «fredda ideazione, pianificazione ed esecuzione di un omicidio tanto efferato, preceduto da sevizie e torture, senza altro movente se non quello apparente di appagare un crudele desiderio di malvagità, dettano un giustificato allarme sociale e non consentono di fare affidamento sui sensi di colpa». Il documento fa anche riferimento al tentativo di Prato e Foffo di scaricarsi le responsabilità a vicenda: ma, anche per i giudici del Riesame, le colpe vanno invece condivise nello stesso modo.