Al congresso dei Radicali vincono i pannelliani: sconfitta l’ala vicina al Pd

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Vincono gli ortodossi. È così che va a finire il voto al Congresso straordinario del Partito Radicale, il primo senza Marco Pannella: passa infatti la mozione presentata dal tesoriere Maurizio Turco con 178 voti (anima “ortodossa”), mentre quella di Marco Cappato, presidente di Radicali italiani, ne raccoglie 79 (cosidetti “quarantenni”, vicini alla posizione di Emma Bonino). La platea si è alzata in piedi gridando: ”Marco Pannella, Marco Pannella…”. Ed è proprio nel segno del leader storico che si chiude il quarantesimo Congresso del Partito. Dobbiamo raggiungere «la quota di 3000 iscritti entro il 2017 altrimenti è già pronta la procedura di chiusura del Partito Radicale». Così  Turco, a margine dei lavori, commentando la mozione che porta la sua prima firma. Turco ha presentato  la sua mozione come «un tentativo di dare possibilità alle lotte radicali di avere uno strumento più efficace»; mentre bolla la mozione presentata da Cappato come «un tentativo mellifluo di far finta che non sia successo niente: oggi il Congresso ha a che fare con gli iscritti, l’errore del primo aprile ha a che fare con la storia radicale», riferendosi così alla presentazione di liste alle comunali a Roma e Milano che hanno sostenuto i candidati Pd Giachetti e Sala.

Al Congresso dei Radicali vince Turco

Il testo della mozione vincente prevede di continuare la battaglia di Pannella per l’amnistia e l’indulto organizzando da subito una mobilitazione non violenta che avrà il suo culmine in una marcia da Regina Coeli a Piazza San Pietro il 6 novembre 2016, giornata del Giubileo dei carcerati. Alla marcia per l’amnistia, intitolata a Marco Pannella e Papa Francesco, il Congresso «invita i cittadini, la comunità penitenziaria, i parenti dei detenuti, le associazioni e le personalità impegnate nella promozione dei diritti umani e civili».

Sui Radicali resta l’ombra della scissione

L’eventualità di una scissione, a questo punto, non sembra del tutto evaporata. Anzi, stando alle parole di Turco «la scissione c’è già stata, il primo aprile», quando sono state presentate le liste alle comunali di Roma e Milano a sostegno dei candidati dem. «Chi ha la fregola di inseguire Renzi con il piattino in mano non sarà ostacolato da noi – ha precisato Turco – noi continuiamo a inseguire l’idea di una forza alternativa al potere», «il Partito Radicale non è una società per azioni delle associazioni azioniste del partito ma è e rimarrà il partito degli iscritti al Partito radicale» e la sua dimensione deve continuare ad essere «quella transnazionale».