Con Renzi siamo al ko: l’Istat rivede ancora più al ribasso la crescita

L’Istat mette un’altra pietra tombale sull’indigesto ottimismo di Renzi. Un’altra doccia fredda per lui e purtroppo per noi. E non diciamo che si tratta di una questione “zero virgola”, per carità: l’Istat ha appena rivisto al ribasso la crescita dell’Italia, ossia il Pil nel 2015 è cresciuto dello 0,7% e non dello 0,8% come precedentemente previsto. Un’inezia? Non proprio. A parte il dato già raggelante di per sé, quasi un necrologio, in un contesto in cui tutti gli altri paesi crescono, di poco ma crescono, questo 0,1 in meno avrà comunque ripercussioni negative: la mancata crescita dello 0,1% si traduce inevitabilmente in “buchi” da riempire, soldi da trovare con l’immimente manovra economica. Insomma, si tratta di un’ ulteriore smentita alle parole di Renzi. Dove trove troverà altri soldini per tappare altri buchi? Il premier Renzi non potrà ancora per molto confezionare bugie, mezze verità, pillole di ottimismo. E tra un po’ neanche gli sarà più possibile – come ha fatto intervistato dalla Gruber a Otto e mezzo- ammettere candidamente di non esser contento e di aspettarsi di più dalle misure poste in essere da che è al governo. Il problema è proprio questo, le misure adottate da lui e da Padoan sono state inutili, sbagliae. Chiaro? Ormai la campanella è suonata e il premier dovrà ammettere – non lo farà, ma la realtà parla per lui e lo inchioda al palo – che è stata completamente sballata la politica economica del suo governo dalla prima all’ultima mossa. Altro che essere più o meno “contento”, qui è in predicato una bocciatorua totale delle misure economiche prese e il fallimento del sistema Italia. Leggiamo i dati.

Renzi rischia il ko: la crescita è ancora più misera

Nel 2015, calcola ancora l’Istat, gli investimenti fissi lordi sono cresciuti dell’1,3% (con incrementi del 18,2% dei mezzi di trasporto, del 2,1% delle macchine e attrezzature e dello 0,3% dei prodotti della proprietà intellettuale e un calo invece dello 0,4% degli investimenti in costruzioni). I consumi finali nazionali sono aumentati dell’1,0% (+1,5% per la spesa delle famiglie residenti, -0,6% per la spesa delle amministrazioni pubbliche), le esportazioni di beni e servizi del 4,3% e le importazioni del 6,0%. Il valore aggiunto, a prezzi costanti, è aumentato del 3,7% in agricoltura, silvicoltura e pesca, dell’1,3% nell’industria in senso stretto e dello 0,4% nel settore dei servizi. Nelle costruzioni si è registrato, invece, un calo dell’1,2%. Per l’insieme delle società non finanziarie, la quota di profitto è pari al 41% e il tasso di investimento al 19,3%. Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici ha segnato una crescita dello 0,9% sia in valore nominale, sia in termini di potere d’acquisto. Poiché i consumi privati sono aumentati dell’1,5%, la propensione al risparmio delle famiglie è scesa all’8,3% (dall’8,9% del 2014). Il quadro è desolante. Nelle ultime settimane le stime negative si stanno inanellando a ritmo regolare. Nei giorni scorsi l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni aveva registrato una diminuzione dello 0,4% congiunturale, che segue l’aumento dell’1,2% registrato il mese precedente. Renzi può solo prendere atto del peggioramento del quadro macroeconomico e giocare bene la partita con Bruxelles sulla flessibilità per il 2017. Una partita difficilissima, visto che solo 24 ore fa Junker gli ha mandato a dire che la flessibilità ce la siamo già giocata tutta. Dire che Renzi rischi il ko è dire poco. Anche per uno zero virgola.