Clandestini, Calais esplode, bloccata la Manica: «È catastrofe economica»

Camionisti, lavoratori del porto, piccoli imprenditori e semplici cittadini di Calais e dintorni alzano la voce sul problema migranti, chiedono più sicurezza sulle strade e una rapida demolizione della “giungla”, il grande accampamento ai margini della città in cui si ammassano ormai oltre 10mila profughi. Stamattina presto, due colonne di camion sono partite dalle vicine città di Dunkerque e Boulogne-sur-Mer avanzando a passo di lumaca lungo l’autostrada verso Calais. Poche ore dopo è stata una catena umana di circa 450 persone a muoversi verso la bretella autostradale che conduce al porto e all’imbocco dell’Eurotunnel, per cominciare a organizzare un blocco del percorso. I tre cortei si sono uniti intorno a metà giornata, e hanno occupato la strada provocando lunghe code e rallentamenti, a Calais e nei porti e snodi logistici circostanti. «Questo movimento è qui a tempo indeterminato», ha dichiarato ai molti cronisti presenti Frederic Van Gasbeke, uno dei rappresentanti dei piccoli imprenditori locali. La mobilitazione era stata inizialmente indetta dal sindacato degli autotrasportatori, supportato da alcuni collettivi locali e da organizzazioni dei lavoratori portuali. Ma alla piattaforma si sono presto uniti i sindacati agricoli, l’associazione delle imprese e dei commercianti dell’area di Calais e il sindacato di polizia Scp.

Calais, numerose le proteste dei cittadini

Tutti chiedono lo sgombero in tempi rapidi dell’accampamento della “giungla”, e «misure d’urgenza perché si possa guidare in sicurezza sulla A16», l’autostrada che porta all’imbocco del tunnel sotto la Manica. La stessa che oggi i manifestanti hanno scelto di bloccare, quella lungo la quale sempre più migranti si nascondono in attesa di un’occasione per saltare su un camion e provare ad arrivare il più lontano possibile, magari fino all’agognata Gran Bretagna. La questione migranti, però, va ben al di là dei soli problemi di sicurezza. La presenza dell’immenso accampamento, e l’immagine della città di Calais veicolata in questi mesi dai media internazionali, stanno costando caro all’economia locale. Secondo l’osservatorio attivato dalla Camera di commercio, la perdita di giro d’affari nel commercio al dettaglio è stata tra il 20 e il 30% nei primi cinque mesi dell’anno, e per la ristorazione ha sfiorato quota 40%. «Il governo deve dichiarare l’area in stato di catastrofe economica», recitava senza mezzi termini uno striscione sventolato oggi dai dimostranti.