C’è il nuovo assessore al Bilancio. Ma la Raggi non l’ha scelto via web

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Sul profilo di Raffaele De Dominicis, il nuovo assessore al Bilancio scelto dalla sindaca di Roma, Virginia Raggi, in sostituzione del dimissionario Marcello Minenna, c’è poco da dire, almeno per ora: magistrato affermato (da giugno è in pensione), è stato procuratore generale della Corte dei Conti del Lazio. In passato si è occupato anche della vicenda Metro C. Prima nell’amministrazione civile dell’Interno, poi dal 1985 nella magistratura contabile, si è occupato di controlli preventivi di legittimità sugli atti e di Sace, la società pubblica per i servizi assicurativi del commercio estero, predisponendo cinque relazioni al Parlamento. È autore di pubblicazioni e saggi giuridici ed è stato, tra l’altro, assistente di Istituzioni di Diritto Pubblico presso la facoltà di Economia dell’Università ”La Sapienza” di Roma.

La Raggi ha scelto il magistrato Raffaele De Dominicis

Insomma non è il curriculum il nodo della questione bensì il metodo con cui è stato individuato: è stato scelto dalla Raggi, dal minidirettorio che la affianca e la controlla o è stato indicato a furor di click dalla base pentastellata? Piacerebbe saperlo (e sarebbe opportuno che il M5S rispondesse) perché sarebbe ben strano se dopo aver essersi impancati ad apostoli della nuova democrazia, quella del web, in base alla quale nessuna decisione, e soprattutto nessuna scelta, può essere assunta senza il consenso o la consultazione della “rete sovrana”, sarebbe ben strano – si diceva – che ora i grillini prendessero a nominare assessori, anche prestigiosi come De Dominicis, nelle stesse identiche modalità utilizzate dagli altri partiti.

A Roma il M5S è in crisi profonda

È chiaro che la vicenda di Roma, tra defezioni e avvisi di garanzia non seguite dalle dimissioni dell’indagato (a proposito che fine ha fatto la raffica onestà-tà-tà-tà?) rischia di far avvitare il M5S molto più rapidamente di quanto non lasciassero prevedere gli auspici più nefasti. La Raggi, Di Battista, Di Maio e lo stesso Grillo sono ormai a un bivio: o riconoscono di avere la testa imbottita di chiacchiere che mai potranno tradursi in pratiche concrete men che meno in soluzioni efficaci o prima o poi, ma più prima che poi, la politica li farà finire su un binario morto. Al momento Roma, sembra essere la loro ultima stazione.