CasaPound, 16 arrestati: difendevano dallo sgombero due famiglie con disabili

Sedici persone sono state arrestate a Roma durante lo sgombero di due famiglie in disagio sociale. Sono quasi tutti militanti di CasaPound Italia, ma c’è anche uno degli inquilini: il papà di una famiglia di quattro persone, fra le quali un bambino con disabilità mentale. Al momento dell’arresto è stato atterrato da diversi agenti e ammanettato. L’altro sgombero è stato fatto contro una signora diabetica e, anche lei, disabile. Si tratta di due di quelle situazioni di occupazioni “storiche”, che in decenni e nonostante le richieste degli inquilini non sono mai state sanate con soluzioni sostenibili prima che accettabili. I ragazzi di CasaPound Italia erano lì per chiedere una soluzione politica a questi casi. Hanno avuto una risposta militare.

 CasaPound chiedeva una soluzione, ha avuto una risposta militare

Gli arrestati sono stati portati al Comando generale dei vigili urbani di Roma o, come di chiamano ora, della Polizia locale di Roma Capitale. Sulle scale del Comando un agente si siede sfinito. Avrà qualcosa meno di 60 anni. L’interlocutore per avere qualche informazione diventa lui: all’ufficio stampa sono tutti impegnati a scrivere il comunicato e non c’è nessuno che può parlare con l’unica cronista che, in quel momento, si sia presa la briga di presentarsi fisicamente al comando. “M’hanno fatto fare la spola”, dice l’agente, spiegando la stanchezza. Le operazioni di sgombero sono durate a lungo: due ore, due ore e mezza. I ragazzi hanno cercato di mantenere gli inquilini in casa propria il più a lungo possibile, sperando in un confronto politico che non è mai arrivato.

 Il racconto grottesco della dinamica dei fatti

Il famoso comunicato dei vigili urbani ha poi descritto la scena dello sgombero in questo modo: “Nello stabile, al momento dell’irruzione, erano presenti numerose persone che hanno ostacolato l’intervento degli agenti dapprima dalle finestre, gettando in strada masserizie e suppellettili e lanciando verso gli operanti farina, olio, uova, conserve di pomodori e altri materiali”. C’è qualcosa di grottesco in questo racconto e anche nella dinamica per cui “al termine delle operazioni alcuni agenti hanno avuto bisogno di essere medicati presso l’ospedale”. “Più che altro è stata una disgrazia, gli è caduta una cosa sul piede”, raccontava prima del comunicato l’agente stanco, parlando di un solo collega. I vigili non parlano dell’età degli arrestati, i ragazzi di CasaPound spiegano che è stata fatta man bassa di chi ci è capitato sotto, ignorando l’offerta dei dirigenti del movimento di farsi arrestare loro. Molti ragazzi molto giovani, dunque, sono stati fermati. “Non so se siano particolarmente giovani, ci sono più giovani e meno giovani. So che sono degli sciocchi. C’è lo sgombero, vai a fa’ ste cose, che pensi di fare?”, commenta l’agente.

 «A queste persone hanno distrutto la vita»

Per quanto grottesco risulti l’effetto del racconto che ne viene fatto, in mattinata si è consumato un nuovo disastro romano dell’imperizia politica, con l’aggravante che in gioco ci sono le vite delle persone. In Comune nessuno ci mette la faccia. Sanno quello che accade. Lo sa direttamente il potente vicesindaco Daniele Frongia, che però a domanda se intenda scendere a parlare con il presidio in piazza del Campidoglio risponde con un laconico: “CasaPound, giusto?”. E poi va via. Non è nemmeno sprezzante, a modo suo forse intende dire che conosce la questione, ma questo basta se poi la questione viene demandata solamente agli uffici tecnici e agli arresti della municipale? Non basta. E una vicenda come questa lo spiega alla perfezione. Gli uffici tecnici pensano che smembrare una famiglia, mandando il padre da un parte, il figlio disabile dall’altra e la madre e la figlia da un’altra ancora, sia una soluzione. E, in effetti, tecnicamente non fa una piega: in fondo sono tutti sistemati con un tetto sulla testa. Stesso discorso se mandi una anziana disabile e diabetica in un campo di prima accoglienza: tecnicamente un posto lo hai trovato. Tecnicamente, però, a queste persone hai anche distrutto la vita. Quanto agli arresti erano inevitabili – sostiene un agente – perché “noi eseguiamo gli ordini del magistrato, che con la resistenza allo sgombero ha preso atto del reato penale”. Ormai succede sempre più spesso: la politica si ritrae e interviene la magistratura. Si sfiora lo stato di polizia, ma è un modo con cui il Paese tira a campare. A qualcuno sta bene così. Qualcun altro invece si fa mettere le manette e continua, anche dopo gli arresti, a chiedere che la politica ci metta la faccia e, soprattutto, faccia il suo lavoro: trovi soluzioni che guardano alle persone e non solo a una ottusa, stupida, crudele burocrazia o, peggio, malintesa idea di legalità.