Brexit è un affare. Almeno per ora. E il Fmi ammette di aver sbagliato

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Ancora una volta sono stati smentiti i catastrofisti. Dopo il sorprendente aumento del 5,9% delle vendite al dettaglio a luglio, ieri è stato dell’indice Pmi manifatturiero del Regno Unito ad andare molto meglio del previsto, salendo ad agosto a 53,3 punti, è quindi in fase di espansione, dai 48,2 di luglio, segno della contrazione dell’attività. L’indice ha così raggiunto il livello più alto degli ultimi 10 mesi, spiccando il balzo in avanti più forte degli ultimi 25 anni, e soprattutto ha recuperato completamente la flessione conseguente alla vittoria della Brexit al referendum di giugno, si legge su Milano Finanza.

La sterlina si rafforza. L’Fmi ammette di aver sbagliato

 Come ha sottolineato Joshua Mahony, analista di Ig, il dato dimostra che il settore manifatturiero sta beneficiando della debolezza della sterlina. E evidente che gli esportatori stanno traendo vantaggio «da questa nuova competitivita legata al deprezzamento della valuta inglese», ha detto Mahony, convinto che il Regno Unito stia cominciando a raccogliere i frutti dell’esito del referendum sulla Brexit. Altrettanto positiva l’opinione di Howard Archer, economista di Ihs, secondo il quale il dato spinge al rialzo le aspettative sull’andamento futuro dell’economia del Paese, che potrebbe continuare a crescere nel terzo trimestre. «Sono stati rimossi i freni della Brexit», ha affermato David Noble, direttore generale del Chartered Institute of Procurement & Supply, che supporta Markit nell’elaborazione i dati macro. Per l’esperto, le cifre riflettono una rapida espansione sia della produzione che dei nuovi ordini. Un ulteriore incremento dell’attività potrebbe poi alimentare le speranze per i prossimi mesi, ma, ha precisato Noble, «resta da vedere se questa forte performance economica continuerà o se l’attuale espansione finirà semplicemente per riempire il vuoto post-Brexit».

 Brexit “vera” deve ancora iniziare

 Il dato britannico fa ancora più impressione se paragonato a quello di Eurolandia, dove l’indice Pmi manifatturiero ad agosto è sceso a 51,7 punti dai 52 della lettura definitiva di luglio, attestandosi al di sotto del consenso e del preliminare, entrambi a 51,8 punti. Il dato sull’Italia è a 49,8 punti dai 51,2 di luglio, quindi l’attività è tornata a contrasi, mentre il Pmi manifatturiero della Germania si è attestato a 53,6 punti, comunque in leggero calo rispetto al dato definitivo del mese precedente a 53,8 punti, ma in linea alle attese e al preliminare entrambi a 53,6. L’indicatore francese è invece sceso a 48,3 punti dai 48,6 di luglio, in lieve calo rispetto al consenso a 48,5 e al preliminare (anche questo a quota 48,5 punti). Sembra, insomma, che la Brexit faccia male solo ai Paesi che adottano l’euro. E adesso i catastrofisti devono ammettere di essersi sbagliati. Ieri lo ha fatto addirittura il Fondo Monetario Internazionale, ammettendo che le turbolenze dei mercati finanziari innescate dalla Brexit si sono placate e che la crescita seguita al referendum «ha sorpreso al rialzo». Prima del voto l’Fmi aveva invece ammonito che in caso di Brexit si sarebbe innescato un circolo vizioso di crollo dei prezzi degli immobili e di rallentamento della crescita.