Brasile, i pm accusano Lula: 7 episodi di corruzione e 34 di riciclaggio

Sette episodi di “corruzione passiva” e 34 di riciclaggio. E’ questa la denuncia presentata ieri dal pubblico ministero federale brasiliano contro Luiz Inacio Lula da Silva, l’ex-presidente della Repubblica travolto dalle polemiche dopo gli accertamenti del sistema giudiziario del Paese che hanno portato alla luce imbarazzanti vicende di corruzione e riciclaggio condensate nei documenti probatori divulgati dagli inquirenti.
Oltre alle irregolarità riscontrate nella ristrutturazione di un attico di lusso a Guarujà, sul litorale di San Paolo, vicenda che ha portato alla denuncia formale contro l’ex-capo di Stato e che, secondo la polizia giudiziaria, configurerebbero reati come l’occultamento di patrimonio, Lula è stato implicato direttamente anche per tutti i pagamenti di tangenti effettuati dalla società costruttrice Oas agli ex-direttori di Petrobras, Paulo Roberto Costa e Renato Duque, all’ex-gestore del colosso petrolifero statale, Pedro Barusco, oltre che per tre contratti stipulati dalla stessa Oas per aggiudicarsi opere in raffinerie.
Secondo il procuratore Deltan Dallagnol – che ieri ha definito Lula «comandante massimo» dello schema di corruzione individuato dall’inchiesta denominata “Lava-Jato” sui fondi neri Petrobras – l’ex-presidente-operaio avrebbe ricevuto 3,7 milioni di reais in mazzette.
Per l’avvocato di Lula, Cristiano Zanin Martins, l’ex-presidente brasiliano è vittima di «persecuzione politica» e di accuse «senza prove» allo scopo di metterlo fuori gioco in vista delle elezioni presidenziali del 2018, alle quali lo stesso Lula aveva già annunciato di voler concorrere.
Anche l’ex-presidente Dilma Rousseff, destituita lo scorso 31 agosto a seguito di impeachment, ha espresso solidarietà al suo predecessore e mentore: «Ancora una volta la democrazia è stata ferita e una grave ingiustizia viene commessa senza fondamenti reali», ha scritto Rousseff in una nota.