Bolzano, Urzì: «Renzi svende l’italiano in cambio Sì della Svp al referendum»

Via il tricolore e il nome in italiano dai luoghi simbolo dell’Alto Adige in cambio del Sì della Südtiroler Volkspartei (Svp) al referendum sulle riforme. Una storia di pulizia linguistica che in altri Paesi farebbe balzare dai salotti perbene professori e letterati, oltre che i politici, ma che qui in Italia si lascia realizzare nel silenzio.

La manovra è scientifica: da anni la Svp provava ad affondare il colpo attraverso un’operazione di riscrittura integrale delle denominazione di piccole valli, laghetti, località, ruscelli, cime di montagna, tanto care agli amanti di quelle terre, che oggi sfoggiano nomi bilingui. Perlomeno sulla carta. E’ già da qualche tempo, infatti, che, a cominciare dai sentieri di montagna frequentatissimi da residenti e turisti di ogni parte, per finire alle tabelle dei nomi delle strade dei paesi, le amministrazioni locali e certe associazioni turistiche hanno cominciato a togliere le dizioni in lingua italiana.

Prima una e poi l’altra sono diventati migliaia i cartelli monolingui, nonostante lo Statuto di Autonomia imponga il bilinguismo.

Ora, sfruttando l’asse con il Ministro Del Rio, si vorrebbe rendere legittima questa situazione. Fra le vittime eccellenti potrebbe finire, in un prossimo futuro, anche La Vetta d’Italia, che segna il confine più settentrionale con l’Austria, e che potrebbe diventare a breve un’impronunciabile “Glockenkarkopf”. Già il rifugio omonimo oggi lo chiamano con il tedeschissimo “Neugersdorfer-Huette”. Della serie: addio Italia.

Ma la lista dei nomi epurati è lunga, tantissimi usati quotidianamente dai cittadini italiani dell’Alto Adige e dai turisti che vengono a portare lassù i loro soldi. Per citarne solo fra i più noti per chi conosce il territorio: abolito il nome Masi della Muta (Muthöfe) sopra Merano così come Malga dei buoi (ora vorrebbero che ci si abituasse a chiamarla Ochsenalm).

Per aggirare l’ostacolo del bilinguismo dettato dallo Statuto di Autonomia Governo e Provincia (governata da Svp e PD) hanno pensato alla norma di attuazione dello Statuto, di rango costituzionale, da elaborare già nella Commissione paritetica dei Sei (con tre membri eletti dal Governo e tre da PD e Svp a Bolzano) in calendario venerdì prossimo e sui cui documenti è calato una sorta di segreto di stato.

Con questa procedura vengono messi fuori gioco il Parlamento e l’opinione pubblica: un colpo di spugna preso nel segreto degli uffici e da due delegazioni ristrette di esponenti di fiducia della Svp e del Pd su 100 anni di storia italiana dell’Alto Adige e sull’identità bilingue del territorio.

Ma perché il governo Renzi dovrebbe avallare la cancellazione della lingua italiana accontentando la comunità tedesca altoatesina?

A spiegarcelo è Alessandro Urzì, consigliere regionale del Trentino Alto Adige e consigliere provinciale di Bolzano, del movimento L’Alto Adige nel Cuore, che su questa battaglia ha lanciato diversi allarmi, fin qui inascoltati.

“Il Governo si impegna alla graziosa concessione, dando via libera alla norma di attuazione, e in cambio la Svp garantisce il Sì alla riforma costituzionale”, ci spiega Urzì.

La sua battaglia in difesa del patrimonio italiano dei toponimi, ci tiene a ricordare, “va oltre i colori politici, ma questa volta l’operazione chirurgica portata avanti da PD e Svp è qualcosa di troppo grave ed è giusto che tutti gli Italiani sappiano che si stanno cancellando non solo memorie ma anche un patrimonio vivo di cultura ed identità italiana in Alto Adige”. Un passo che “puzza” di incostituzionalità, ma ecco la beffa. E’ sempre Urzì a raccontarci il meccanismo innescato grazie all’appoggio del governo Renzi.

“Nel 2012 il Consiglio provinciale di Bolzano approvò una legge che apriva la strada ad un processo di riduzione del numero di denominazioni bilingui.

Il Governo di allora (Monti, ndr) fece ricorso alla Corte costituzionale contestandone i presupposti tecnici”. Quel contenzioso attende di essere definito il prossimo 4 ottobre e “tutti sanno, l’ammette anche il presidente Kompatscher  – prosegue ancora Urzì – che un pronunciamento della Corte ribadirebbe l’intangibilità costituzionale del bilinguismo nella toponomastica e l’obbligo della Provincia di attenervisi”.

E qui entra in gioco il baratto indecente: sul piatto della bilancia il governo Renzi si troverà qualche SI’ in più al referendum, mentre l’Italia perderà un pezzo della propria storia e identità rappresentata dai toponimi, circa il 57% del primo blocco di 1.500 vivisezionati sul tavolo della contrattazione politica, lasciando la strada spianata all’operazione di pulizia linguistica che, a questo punto, sarà un gioco da ragazzi realizzare sugli ulteriori 5.500 nomi italiani ad oggi ufficiali. Ciò avverrà, prosegue l’esponente del movimento Alto Adige nel Cuore, “con una legge provinciale approvata con i soli voti della Svp e del partner di governo locale del Pd, chiamato a pagare pegno per il Sì alla riforma appena incassato”. Come sempre in Italia tutti padroni, tranne gli italiani. Auf wiedersehen.

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