Il ritorno di Berlusconi: «Il M5S? Si dimostra incapace. Renzi? Ha fallito»

Torna Silvio Berlusconi a parlare di politica: e lo fa da par suo, in un messaggio alla convention di Forza Italia a Fiuggi, 0rganizzata da Antonio Tajani. La sua prima analisi è quella di più stretta attualità, condivisa certamente da gran parte degli italiani: «Emerge visibilmente che il Movimento Cinque stelle non è un’alternativa in grado di governare una realtà complessa come una grande città o addirittura l’intera nazione». Parlando dell’attuale governo, Berlusconi ritiene che «Renzi e il Pd hanno dimostrato di avere a cuore solo il loro potere, fino a tentare di costruirsi un abito su misura: una riforma costituzionale con una nuova legge elettorale che avrebbe consentito di conquistare la maggioranza del 55% in Parlamento, con una quota assai minore del voto popolare. Un unico partito al potere, un unico leader di questo partito, un “padrone” dell’Italia. Questo è assolutamente grave e dovremo fare di tutto per scongiurarlo». E continua nell’analisi: «L’ultimo governo scelto liberamente dagli italiani è stato il nostro, eletto nel 2008 e abbattuto con un colpo di Stato. Nonostante tutto siamo qui e continuiamo a combattere per dare una speranza agli italiani. Una speranza che può venire solo da noi di fronte al palese fallimento di Renzi, impietosamente certificato dagli indici Istat che dimostrano che la ripresa solo in Italia non è mai partita». Sul referendum costituzionale, Berlusconi precisa che «se la riforma fosse positiva pur stando all’opposizione la sosterremmo come ci eravamo illusi di poter fare all’inizio. Il nostro Paese è alla vigilia di passaggi politici importanti, il primo dei quali sarà il referendum sulla riforma costituzionale. Una riforma profondamente sbagliata e pericolosa che può dare il via ad un altro regime e non risolve nessuno dei problemi che promette di risolvere. È per questo e non per un dispetto politico al governo che chiediamo con forza agli italiani di votare “No”».

Berlusconi ammonisce: attenti al populismo estremista

Per quanto riguarda poi le vittorie che i partiti anti-Ue e anti-immigrati stanno conseguendo in tutta Europa, per l’ex premier «il populismo di estrema destra pur interpretando spesso giuste ragioni e giuste emozioni dell’opinione pubblica dà spazio a frange inaccettabili di estremismo e comunque non è in grado di esprimere un’alternativa di governo. Per questo finisce, anzi per paradosso, a favorire partiti e governi di sinistra». Ma Silvio Berlusconi, come sempre ha fatto, non ha intenzione di rinunciare alla lotta: «Il nostro impegno è quello di rilanciare il nostro Movimento e di allargare l’area moderata, liberale, popolare che costituisce la maggioranza del Paese e che oggi si allontana dalla partecipazione politica ed elettorale. Per fare questo dobbiamo rinnovarci profondamente con dettagliate proposte programmatiche, coinvolgendo energie nuove e diverse. Questo ovviamente senza rottamare nessuno, non è nel nostro stile anzi valorizzeremo chi in FI ha dimostrato di saper lavorare bene». «Siamo i referenti del popolarismo europeo – ha proseguito -. Questi contenuti sono stati scelti tante volte dal popolo con il voto, ma spesso purtroppo tale scelta è stata frustrata da brogli elettorali da manovre parlamentari, da giochi di palazzo e dall’intervento di una certa magistratura che da ordine dello Stato è diventata un potere che sottomette a sé il potere legislativo e potere esecutivo. Questo ci ha condotto ad un’anomalia nella quale la sinistra governa senza mai aver avuto il mandato degli elettori anche grazie ad un premio di maggioranza dichiarato incostituzionale. Lo spirito con il quale siamo scesi in campo è ancora oggi attualissimo ed è la ragione che spinge anche me nonostante tutto quello che mi è stato fatto a continuare ad impegnarmi per il mio Paese. Sarò presto di nuovo con voi per continuare a combattere insieme le nostre coraggiose battaglie di libertà». Berlusconi ha così concluso: «Siamo di fronte a sfide nuove e difficili. Per vincerle, e possiamo vincerle, dobbiamo quindi rinnovarci senza perdere né le persone né i programmi né i valori che hanno fatto la nostra storia».