Appello contro Badoglio: “Via il suo nome dal nostro comune”

“All’Illustrissimo Presidente Sergio Chiamparino, Le trasmettiamo per sua informazione e conoscenza i primi 100 aderenti alla campagna per il cambio di denominazione del Comune di Grazzano Badoglio. In allegato il file con le firme e l’appello. Nel porgere i migliori saluti saremmo grati di un educato cenno di risposta.” L’appello per togliere il nome di Badoglio accostato a quello di Grazzano (Piemonte) circola da qualche giorno su Fb e in particolare sulla pagina “Breve storia della Grande Guerra” e dimostra la scarsa popolarità del maresciallo Pietro Badoglio, inviso per decenni alla destra come simbolo di tradimento e considerato un “criminale di guerra” per l’uso di gas contro gli Etiopi dopo il 1935, quando sostituì il generale De Bono alla guida della campagna militare e non si fece scrupolo di usare l’iprite. Accuse in particolare argomentate dallo storico Angelo Del Boca, molto critico nei confronti delle imprese coloniale italiane. L’appello per il cambio di nome specifica che nel 1939 Badoglio ottenne che il suo paese di nascita, Grazzano d’Asti, fosse intitolato a lui stesso e cioè cambiasse nome in Grazzano Badoglio, nome che non è mutato nel dopoguerra. Anzi a Grazzano la casa natale di Badoglio è stata trasformata in un museo. In pochi sono disposti a difendere oggi la memoria di Badoglio, almeno su Fb, come dimostra il dibattito che si è sviluppato a margine della petizione. Anzi, di Badoglio viene ricordata da qualcuno anche la poco onorevole ritirata da Caporetto. Resta da vedere quale sarà il destino di una petizione nata sui social: magari un referendum che coinvolga i cittadini di Grazzano Badoglio potrebbe risultare sicuramente più incisivo. Quanti al giudizio su Badoglio, secondo il signor Maurizio, che interviene nella discussione su Fb, andrebbe lasciato agli storici: “Badoglio è il più grande comandate militare che ha avuto l’Italia nel secolo passato perché questo ci racconta la sua storia e soprattutto il giudizio su di lui di Diaz che tutto è meno che uno sprovveduto. Da un punto di vista politico è stato scaltro e cinico però sempre al servizio della Monarchia. I giudizi, ancorché differenziati, è bene che siano affidati agli storici perché solo loro sanno leggere quelle pagine e non certo ad improvvisati smanettatori”.