Anche l’export crolla: a luglio -7,3%. Mai così male dal 2009

Mai così male negli ultimi sette anni. L’export italiano ha subito, a luglio, un calo vertiginoso: meno 7,3% su base annua. Per incontrare un dato peggiore bisogna risalire al novembre 2009, quando la riduzione fu dell’8%. A rivelarlo sono i dati tendenziali grezzi dell’Istat.

Un 2016 da dimenticare anche per l’export

La flessione di luglio, che su base mensile si attesta allo 0,6%, fa segnare il secondo dato negativo consecutivo, dopo il calo dello 0,5% di giugno. Ma è tutto il 2016 ad aver assestato un duro colpo alle esportazioni italiane: il bilancio dei primi sette mesi dell’anno si attesta a -1,2% nel confronto con l’anno precedente. L’Istat parla di flessioni tendenziali di «ampia intensità», che riguardano tanto l’Ue, dove abbiamo esportato il 6,1% in meno dei prodotti, quanto l’area extra Ue, che si è attestata a meno 8,8%. La flessione maggiore si è registrata nella esportazione dei prodotti energetici (-13,1%), mentre una crescita si è registrata per i beni di consumo durevoli (+1,6%) e i beni intermedi (+0,5%). I Paesi in cui abbiamo esportato meno, poi, sono stati Belgio (-26,4%), Paesi Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela a -22,2%) e Paesi Opec (-17,5%), in crescita invece l’export verso Cina (+4,7%) e Giappone (+4%).

Confesercenti conferma le stime di crescita al ribasso

I dati dell’export, dunque, confermano le difficoltà dell’economia italiana, già denunciate da Confindustria con le stime di crescita al ribasso. Dati, quelli degli industriali, contestati dal governo, ma confermati anche da Confesercenti, che in un’analisi del proprio centro studi parla della necessità di un ribasso delle stime di crescita «consistente». Secondo l’associazione degli esercenti, infatti, la crescita si fermerà allo 0,8% per l’anno in corso, allo 0,7% nel 2017 e allo 0,9% nel 2019. Numeri al di sotto delle stime del governo, che aveva parlato di 0,9% per il 2016 e dell’1,1%-1,2%, per altro rivedendo già al ribasso stime che prima parlavano di una crescita, rispettivamente, dell’1,2% e dell’1,4%.