USA sotto attacco dell’Isis: da New York al Minnesota è incubo “cani sciolti”

 «Un rumore assordante. E poi una nuvola di fumo. Pensavo fosse venuta giù l’intera palazzina e mi sono affrettato verso casa: vivo a cinque blocchi di distanza. Solo quando sono arrivato ho capito cosa era davvero successo». Che cosa è davvero successo non lo dice (ancora) ufficialmente nessuno ma l’incubo del terrore in cui ripiomba New York — nel bei mezzo della campagna avvelenata tra Clinton e Trump — si legge benissimo negli occhi di Sam, 49 anni, tornato il giorno dopo a infilarsi sulla 23esima tra la Sesta e la Settima Avenue, nel cuore modaiolo di Chelsea. A parlare deciso di terrorismo è il Governatore di New York, Andrew Cuomo: «Una bomba che esplode a New York è naturalmente un atto di terrorismo anche se non legato al terrore internazionale. In altre parole: non abbiamo trovato legami con l’Isis», si legge su “la Repubblica“.

Fbi sta già indagando sul peggiore degli scenari

Un’ipotesi, quella dell’offensiva islamica su New York, rinforzata anche da un biglietto in arabo che sarebbe stato ritrovato insieme al secondo ordigno di Chelsea. All’esame degli investigatori anche un video in cui si vede un uomo «lasciare qualcosa dentro o vicino un cassonetto sulla 23esima». Al vaglio del New York Police Department c’è anche la rivendicazione apparsa su Tumblr di un uomo che si firma “il bomber di New York” e dice — promettendo nuovo attacchi — di avere agito nel quartiere simbolo della comunità gay americana «per denunciare la società omofobica». È credibile? Secondo il New York Post sarebbe proprio lui l’autore delle tré bombe e su di lui si starebbero ora stringendo le indagini della polizia. Pista interna contro pista islamica? Isis o cani sciolti? Nella notte si rincorrono le voci. Il ritrovamento di un veicolo a Chelsea. La ricerca di tre sospetti. La polizia continua ad appellarsi ai cittadini: chi ha visto parli. A una derina di metri da dove passava Sam, alle 8 e 30 di sabato sera, c’era anche Federica Valabrega, 33 anni, fotografa, da molti anni a New York. «Camminavo con due amici americani verso Eataly. Eravamo a circa 200 metri ma per fortuna avevamo appena deciso di attraversare la strada. Così quando la nuvola nera di fumo e i detriti ci ha investiti eravamo un po’ più in là rispetto a tanti altri. Siamo scappati nella direzione opposta riparandoci dietro l’angolo di un supermercato».

Negli USA è già incubo ISIS

Il primo ordigno ha ferito 29 persone — già tutte dimesse — ed è scoppiato in un cassonetto sulla 23esima proprio a due passi dal Chelsea Hotel, per decenni cuore bohémienne di Manhattan (e casa di Leonard Cohen). C’è molto da fare per capire movente e autori Bill de Blasio, sindaco di New York La zona era affollata come ogni sabato sera e la movida non s’è spenta neppure quando a pochi metri, sempre tra Sesta e Settima, gli artificieri hanno trovato la pentola a pressione da cui fuoriuscivano fili collegati a un cellulare. I due ordigni sarebbero dello stesso tipo: fatti in casa con una tecnica simile a quella usata dai fratelli ceceni Dzholdar e Tamerlan Tsarnaev nell’attentato alla Maratona di Boston del 2013, 3 morti.