Amatrice, una lapide per ricordare le vittime del sisma di un mese fa

Una lapide per ricordare chi non c’è più ma, soprattutto, per esortare tutti gli italiani a non dimenticare il sacrificio di quel lembo dell’Italia centrale, racchiusa tra  Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo, sconquassata dal terremoto del 24 agosto, esattamente un mese fa. L’iniziativa è stata presa da Sergio Pirozzi, il sindaco di Amatrice, il centro simbolo del sisma. Con lui, a scoprire la lapide, il vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili: la cerimonia commemorativa si è svolta presso  nei pressi di un parco comunale, il  “P.G. Minozzi“.

Il sindaco Pirozzi: «Chi è rimasto in piedi lotti per chi non c’è più»

La pietra memoriale, e l’area immediatamente adiacente, sono state allestite dai reparti dell’Esercito presenti nel comune reatino più colpito dal terremoto. «Ho pensato – ha detto il sindaco Pirozzi visibilmente commesso – che un parco giochi, dove ogni giorno ci sono tante famiglie, fosse il luogo più opportuno per portare un fiore in ricordo delle nostre vittime. Il dolore – ha aggiunto – ci dà la forza di fare le cose per bene, perché dopo una morte c’è sempre una vita, ieri c’è stato un battesimo qui ad Amatrice. Chiedo a chi è rimasto in piedi di non essere un terremotato. Ora il nostro obiettivo è quello di rinascere a Pasqua, di tornare nelle nostre case e che riprendano le attività che non ci sono più. Sono convinto – ha concluso il sindaco di Amatrice – che questa è una comunità forte. Dobbiamo esserlo per gli amici che non ci sono più».

Ad Amatrice messe in salvo 125 opere d’arte

E a dare più forza alle parole del sindaco ha contribuito senz’altro la messa in sicurezza di opere d’arte che il terremoto rischia di cancellare per sempre. L’ultima di queste operazioni è avvenuta proprio in queste ore a Retrosi, piccola frazione di Amatrice dove i tecnici del ministero di Beni culturali e turismo, insieme a Vigili del fuoco, Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale (Tpc), Protezione civile, ed esperti di restauro hanno lavorato per portare in salvo 125 opere. Tra queste anche una Madonna lignea che veniva portata in processione nelle feste religiose.